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Kick-Off e Team Building (1° parte)

di Elio Zoccarato - pubblicato in Team Building, formazione aziendale il 25.01.2012 - 11:16

“Kick-Off” è un’espressione presa dal football americano e significa il calcio d’inizio della partita.

Il meeting kick-off annuncia l’avvio ufficiale del progetto a tutte le persone coinvolte: il responsabile dell’iniziativa, il project team e i partecipanti. Si gettano le basi per un progetto condiviso, un concetto comune di collaborazione.

Quali sono gli obiettivi di un meeting kick-off?

* trasmettere le stesse informazioni a tutti i partecipanti

* definire la collaborazione

* comunicare a tutti i ruoli dei singoli membri

* motivare i partecipanti a realizzare il progetto

* elaborare la pianificazione dettagliata

* definire le aspettative, gli obiettivi

* discutere i diversi punti di vista, i ruoli e le competenze all’interno del team

Con un meeting kick-off si crea chiarezza, un vincolo tra i partecipanti, gettando così una base solida per il vostro progetto.

Con quale intervento creativo e motivazionale è possibile appoggiare con successo l’avvio del progetto?

Su questo non ci sono dubbi: il team building.

L’attività di team building serve a:

* stabilire la collaborazione aperta e costruttiva all’interno del team

* rafforzare la motivazione

* consolidare l’identità e lo spirito di squadra

* orientare il proprio lavoro alla produzione di valore al servizio del cliente e alla redditività aziendale

* capire da soli quali sono i compiti prioritari, definire obiettivi, programmare azioni, predisporre risorse

* saper lavorare in gruppo (e a dirigerlo)

* lavorare con responsabilità ed essere affidabili

* saper motivare, addestrare, condurre, sapersi auto motivare

E’ auspicabile che il project team preveda anche sessioni di training interno su tematiche sia tecniche, sia gestionali o organizzative; queste non solo rafforzano il senso di unione ma indirettamente anche le competenze dei membri stessi.

Se siete arrivati fino a qui (bontà vostra), so già la domanda che vi sorge spontanea: belle parole, ma in concreto se davvero serve, che tipo di team building è più opportuno fare durante un Kick-Off meeting? E come svolgerlo?

Vi risponderò nella seconda parte del mio articolo, raccontandovi la case history di due team building appena svolti: il “Kick-Off Meeting 2012” di Articolo 1 (ho curato con Sunny Way l’organizzazione dell’intero meeting), e il 1° meeting dell’area Sud Europa della Bridgestone (Sunny Way ha collaborato per la parte team building con l’agenzia Merlo s.p.a. che ha curato l’intero evento.)

Ambiente lavorativo: generazioni a confronto

di Elio Zoccarato - pubblicato in Team Building, formazione aziendale il 14.11.2011 - 12:10

Caro leader, sai come gestirle nell’ambiente lavorativo?

Non c’è mai stato un momento nella storia come oggi, dove quattro generazioni hanno lavorato insieme fianco a fianco. Come team leader potrai fronteggiare molte sfide se la tua squadra è composta da colleghi più esperti e “navigati” e quelli più inesperti, ma pieni di energia e di voglia di cambiare.

Fianco a fianco la generazione X, i “baby boomers” nati negli anni ’60 del boom economico e la generazione Y, figli degli anni ’80. La Generazione X è generalmente identificata dalla mancanza di ottimismo nel futuro, dallo scetticismo, dalla sfiducia nei valori tradizionali e nelle istituzioni. La generazione Y ha un approccio differente e consapevole con la comunicazione, con i media e con le tecnologie digitali, internet e i social network sono alla base dei rapporti. Sono estremamente creativi e si adattano ai cambiamenti molto velocemente e con un’ottima capacità imprenditoriale.

Se non si riescono a gestire correttamente i rapporti, il gap generazionale tra i membri del team potrebbe sembrare grande come il nostro debito pubblico.

Qual’è il problema? I colleghi più giovani del team pensano spesso che i più grandi sono troppo rigidi e bloccati nel loro modo di fare le cose. I membri più esperti sono più restii ai cambiamenti, hanno una naturale diffidenza verso i più giovani, vedono minacciate le posizioni acquisite, pensano in definitiva che i “ragazzi” dovrebbero essere più umili e lavorare duro.

Come si fa a trovare una via di mezzo e utilizzare i punti di forza dei componenti del team per raggiungere i vostri obiettivi di squadra? Comprendere ciò che vogliono vi aiuterà a creare un team vincente e coeso.

Se credete davvero di avere nella squadra elementi generazione X validi, fateglielo capire, fateli sentire importanti, mettete in risalto e avvaletevi della loro esperienza. Vedendo che la loro conoscenza è valutata positivamente, condivideranno più facilmente ciò che sanno, orgogliosi di mostrarlo.

I “ragazzi” della generazione Y sono invece alla ricerca di apprendimento e di crescita costante, sono flessibili nel provare cose nuove, vogliono avere la possibilità di collegare quello che fanno agli obiettivi più grandi della società. Dandogli fiducia e mostrandovi disponibili a cambiamenti intelligenti ed efficaci, li aiuterete a identificare la loro mission con quella dell’azienda.

Qualche suggerimento:

Fate lavorare se possibile in coppia colleghi più e meno giovani, le generazioni possono imparare molto le une dalle altre. Mettete i collaboratori con più esperienza nella posizione di condividere e consigliare e ai più giovani d’ imparare, ma anche di proporre.

Ascoltate con mente aperta, fornite ai giovani un metodo per condividere le loro idee e date loro la libertà di provarle in un ambiente sicuro. Aiutateli a capire i valori del brand, date importanza ai successi piccoli e grandi che ottengono lungo il percorso.

Quali consigli vorreste aggiungere per assicurare che la convergenza di quattro generazioni nel mondo del lavoro sia il punto di forza di tutti e del team?

Aspetto i vostri suggerimenti, alla prossima settimana!

Non chiamiamolo Team Building

di Elio Zoccarato - pubblicato in Team Building il 03.11.2011 - 12:42

Voglio cominciare questo articolo dedicandomi a descrivere quello che non è teambuilding.

Team Building certamente non vuol dire guidare bendati, o fare percorsi di corda, non è buttare palloncini d’acqua, portare le uova in cucchiai o passare arance con il mento. Che in una attività tutti indossino la stessa maglietta non basta a trasformare un gruppo di persone in una squadra affiatata.
Si possono fare tante attività ludiche o formative durante un team building aziendale, ma di per sè non sono i giochi o le attività a creare un team.

Ho conosciuto molte aziende che avevano già provato programmi di Team Building, ricordandoli come un fallimento: “Abbiamo provato di tutto, ma non certo il modo di lavorare insieme!”

Ma quando e perchè un Team Building non funziona?
Quando, per primo, non ci crede proprio chi lo vuole inserire nella convention aziendale! Quando chiediamo a chi ci contatta per l’organizzazione di un team building il motivo per cui vogliono organizzare una attività motivazionale, quante volte ci sentiamo rispondere “bah, per stare un po’ insieme, per fare squadra…”

Se partiamo da questi presupposti, come si può pensare di agire in modo effettivo sulle esigenze del team, come colmare le lacune del lavoro in team? Nel Team Building giocheranno insieme, faranno pittura, affronteranno un percorso avventura, o cucineranno una splendida cena aziendale, ma il giorno dopo torneranno in ufficio e i problemi saranno sempre li.

C’è qualcosa di peggio? Certo! Il colmo è quando i clienti ci dicono che all’interno del meeting aziendale, prima della attività di Team Building, è previsto anche un intervento di un formatore.

Alla nostra richiesta di poter concordare con il formatore i contenuti in aula con quelli del team building, per coordinare il lavoro ed essere più efficaci, talvolta la risposta è evasiva o negativa: “No, non c’è bisogno”. come non ce n’è bisogno?? No comment…


Se la pensate così anche voi, noi vi consigliamo di non investire in modo sbagliato: una bella partita di pallone o una gita con degustazione, dopo l’aula vanno benissimo!

Fortunatamente non è sempre così, spesso, conoscendo la nostra esperienza organizzativa ci chiedono solo di giocare, di staccare la spina, ma vogliono farlo con chi sa cosa fargli fare, senza scelte al buio.

Altre volte si lavora combinando i metodi in funzione al problema da affrontare, del target dei partecipanti, delle esigenze del management e delle loro, del contesto in cui lavorano. E qui arriva il bello per noi team builder, perchè ci consentono di “entrare” davvero in azienda, ci danno le “password emozionali” con cui riuscire a far cadere le resistenze e le difese dei partecipanti, coinvolgendoli con interventi mirati e dinamici. Solo quando i partecipanti hanno acquistato fiducia in loro stessi, negli altri e nel trainer comincia il vero team building.

Se non avete nessuna fiducia nei team building, se un’esperienza vi è andata male, scrivetemi. Sono sicuro che insieme scopriremo perché e come sarebbe dovuta andare.  Mail: e.zoc@sunnyway.it

Per ulteriori informazioni clicca qui

Il Team Building Sociale

di Elio Zoccarato - pubblicato in Team Building il 26.10.2011 - 11:38

Le aziende hanno utilizzato per decenni i team building per promuovere il senso di collaborazione tra i dipendenti, ma ponti tibetani o guide bendate stanno ormai diventando esperienze datate. Oggi sempre più aziende si stanno rivolgendo a progetti di volontariato per motivare il personale e nello stesso tempo per fare qualcosa che rimanga come segno forte del lavoro di squadra. Pensate anche all’impatto emotivo di un team-building: quanto più forte è, tanto più l’esperienza vissuta diventa memorabile. Abbiamo visto partecipanti a team building sociali fare cose che non immaginavano possibili per aiutare gli altri. Nel farlo, sono diventati team uniti, organizzati e sicuri dei propri mezzi, hanno avuto modo di conoscere e superare i propri limiti e di capire sé stessi. Posso senz’altro affermare che lavorare nel sociale è un acceleratore del team-building e dà un senso di appartenenza aziendale molto forte. Oltre a fare del bene a persone meno fortunate, questi progetti hanno fatto molto bene anche organizzazioni che vi partecipavano.

“Abbiamo subito scartato l’idea di una giornata in un parco avventura o di una indagine da detective, volevamo qualcosa per aiutare una ONLUS che ci ha fatto conoscere Sunny Way” ha detto Chiara Biondaro Responsabile Sviluppo Risorse di Argol Air Logistics. Come risultato, i 50 partecipanti del team building “Bikes for children” hanno costruito biciclette per ragazzi che hanno poi regalato a un gruppo di bambini di una ONLUS nostra partner.

“Abbiamo dovuto montare ruote e campanelli”, ha detto Chiara “Abbiamo effettivamente dovuto capire come organizzarci per lavorare intorno alla bicicletta, dovendo per forza aiutarci nelle varie fasi del montaggio: un vero e proprio lavoro di squadra.”

L’esperienza di Chiara è tutt’altro che unica, il numero di società che ci chiede di fare qualcosa di utile dedicando un pomeriggio o anche un giorno intero nel corso di un off-site meeting o una convention per costruire una cameretta per bambini, o un parco giochi o dipingere un’aula scolastica è in aumento.

E’ indubbio che le aziende vedono in questa esperienza anche un ritorno d’immagine, una sorta di marketing esperienziale che può mettere in buona luce il brand all’interno come all’esterno dell’azienda.

Secondo lo Studio Corporate Citizenship Cone, l’86% dei consumatori americani che hanno risposto ha detto che erano più propensi a comprare un marchio associato a una causa, se il prezzo e qualità dei prodotti erano uguali.

“La gente in generale non ha molta fiducia nelle imprese”, dice Charles Moore, direttore esecutivo del Comitato per la Solidarietà Sociale, un gruppo no-profit focalizzato sulle donazioni aziendali. “Le aziende stanno prendendo la loro filantropia più sul serio, e ci sono vantaggi commerciali per le prestazioni sociali. Il team building sociale è ormai diventato un fenomeno. Il volontariato in squadra motiva le persone molto di più”.

“I giovani di oggi e di nuovi lavoratori sono alla ricerca di organizzazioni che realmente dimostrano i valori fondamentali”, ha detto Sharon Allen, presidente di Deloitte & Touche. In occasione della riunione annuale di Deloitte lo scorso novembre, circa 250 partecipanti hanno costruito un parco giochi in un quartiere degradato. Allen ha detto che molti dipendenti non hanno avuto la possibilità di parlare e conoscersi l’un l’altro mentre erano in ufficio, ma lavorare fianco a fianco su un progetto di volontariato ha dato loro la possibilità di costruire relazioni che hanno migliorato la loro comunicazione e la produttività quando sono tornati in ufficio.

Per concludere,  ecco in poche parole a chi vanno i benefici di un social team building:

all’impresa: acquisire consapevolezza della propria responsabilità sociale, sviluppare il lavoro di gruppo e l’autostima dei propri collaboratori.

al personale: arricchire le competenze esistenti, stimolare il problem solving, essere più consapevoli del lavoro delle ONLUS e di quante persone (specie bambini) hanno bisogno d’aiuto.

alla comunità: creare una nuova energia per risolvere i problemi di tutti, contribuire a dare un significato diverso alla società e l’economia.

http://www.vimeo.com/31133342

(Video emozionale per “Bikes for Children” organizzato dalla Sunny Way per Ethicon.)

Il Team Building del futuro

di Elio Zoccarato - pubblicato in Team Building il 28.10.2010 - 8:16

Crisi, concorrenza spietata, appiattimento dell’offerta, ormai TUTTI affermano di fare team building, ma verso quale team building stiamo andando?

E20, una delle riviste più preparate ed attente del settore mi ha fatto alcune domande. Volentieri inserisco l’intervista nel blog di Eccellere, aspettando i vostri commenti per capire come vedete voi il team building del futuro.

Si può parlare di ‘tendenze’ in fatto di team building? Cosa chiedono i clienti oggi?

Il team building, partito da semplice attività outdoor in compendio all’aula formativa, ha avuto tante trasformazioni e “contaminazioni” diventando avventura estrema, performance artistica, gioco di ruolo. Ora è indubbiamente il momento dell’ecologico e del sociale. L’esperienza di squadra è meno fine a se stessa, ma acquista un valore di “servizio”, d’impegno sociale, di evento sostenibile. C’è da stare attenti però a non correre dietro le mode e a non perdere l’obiettivo iniziale: il team building è al servizio del percorso formativo e del miglioramento nell’ambiente di lavoro. Alcuni clienti ci chiedono ”cosa c’è di nuovo?” attratti dall’esperienza non ancora vissuta e lasciando in secondo piano l’esigenza formativa che deve dettare la scelta.

E la crisi che ruolo ha giocato? (E gioca ancora…)

Indubbiamente la crisi ha inciso in pochi punti, ma essenziali:

1) Sensibile riduzione delle richieste. In molti ci hanno detto: “Inutile attivare un percorso formativo o organizzare un team building, se a fine anno non sappiamo quanti rimarranno…” Negli ultimi tempi le società, complici anche le molte fusioni, hanno motivato le persone più ad andarsene che a fare squadra.

2) Drastico abbassamento dei budget. L’attività si fa a due passi dal posto di lavoro, spesso “mordi e fuggi” senza un essenziale follow up per sfruttare in ambito lavorativo l’esperienza fatta.

3) Selezione naturale. Sparizione di molte agenzie improvvisate o rinuncia a lavorare nel settore da parte di chi faceva tutt’altro e aveva esteso l’attività ai team building per fatturare di più.

Con la crisi le società hanno ridotto l’attività togliendo uno strumento efficace per veicolare i punti forti di un prodotto o di un servizio ai propri dipendenti, ma non rendendosi conto che questa sarebbe stata un ottima possibilità per migliorarne l’immagine all’esterno. I clienti più lungimiranti ci hanno fatto condurre delle interessantissime esperienze di guerrilla e street marketing con i loro dipendenti. Risultato: analisi creativa del prodotto e risultato immediato dell’impatto col pubblico con un feedback utilissimo. Un’ esperienza veramente efficace in tutti i sensi!

Tante agenzie d’Incentive organizzano team building, perché? E’ giusto? Sono veri team building?

Incentive e team building vanno di pari passo e spesso sono confusi l’uno con l’altro. Per qualche agenzia d’Incentive c’è la corsa al “famolo strano”per dirla alla Verdone: ho visto in qualche sito la gara di slitte coi cani, i tornei di calcio balilla umano e la degustazione di grappe presentati come team building originali o sensoriali…   Spesso, a corto d’idee, le agenzie si rivolgono a noi, ma raramente sanno cogliere l’esigenza del cliente o riportare le nostre proposte in maniera corretta, perdendo così le gare. Le più sagge ci hanno fatto parlare direttamente col cliente facendo entrare il lavoro. Non fraintendemi non è presunzione, a ognuno il suo… Se ad esempio noi dovessimo organizzare una Campagna Incentive con viaggio finale per 900 persone, non ci penserei un attimo a far parlare l’agenzia d’Incentive col cliente presentandola come nostro partner.

Quale format proporre per un team building e per quale obiettivo?

Il discorso non è cosa, ma come. Ogni format o esperienza formativa va bene per far scaturire i conflitti, le criticità, i punti forti di una squadra. L’importante è che ognuno faccia la sua parte con serietà, coinvolgimento e soprattutto idee e obiettivi chiari. Il cliente spiega con chiarezza le esigenze, l’agenzia fa un’analisi e una proposta pertinente e un lavoro all’altezza delle aspettative, il partecipante “gioca” con convinzione, cosciente di non perdere tempo e di avere un’opportunità in più per la crescita personale e del gruppo.

Se siete arrivati fino a qui (bontà vostra), un commento è ben accetto. A presto!

Elio Zoccarato

Motivazione: motivo all’azione

di Elio Zoccarato - pubblicato in Team Building il 07.10.2010 - 0:04

Cos’è la motivazione? Pensateci un attimo e poi confrontatelo con queste brevi definizioni: trovare quotidianamente nuovi stimoli, il riconoscimento e la crescita personale, il senso di realizzazione, l’opportunità di formarsi, il senso di responsabilità, la ricchezza di rapporti interpersonali in ambiente lavorativo e la partecipazione attiva al lavoro di squadra. Ne avete trovate altre? Ne sono sicuro!

Non dimentichiamo però che le persone sono in grado di raggiungere obiettivi superiori alle loro potenzialità se si dà loro l’opportunità di farlo, e se sono stimolate a dare il meglio di se stesse.

Come si può motivare il personale?

Coinvolgendo la squadra e i singoli, condividendo gli obiettivi quotidiani e a lungo termine.  Il maggior coinvolgimento nella vita aziendale e un migliore clima generale condiziona positivamente la produttività.

La motivazione a fare bene e raggiungere risultati sempre migliori nasce essenzialmente dal riconoscimento che il leader ha per il proprio collaboratore, per il quale sono sicuramente importanti le gratifiche che ottiene dal proprio lavoro, ma ancor più importante è chi lui può diventare in futuro.

Solo se lavora alla crescita del proprio potenziale può veder crescere l’autostima e la conoscenza di se stesso, dei propri punti di forza e delle proprie debolezze da correggere. E’ il potenziale quello che conta, e non è una questione di età, ma piuttosto di attitudine. Un’attitudine positiva può fare un’enorme differenza tra risultati ottimi e mediocri e dipende fondamentalmente dalla consapevolezza di quanto si vale e dall’autostima, che deve essere nutrita dal leader in un’opera di riconoscimento e di apprezzamento continuo (gli hugs di cui parlavo nel post precedente).

Ma non basta, i leader hanno un compito ancora più importante: essere credibili, coerenti, un esempio continuo. Come possono chiedere il meglio dagli altri se non lo danno loro stessi quotidianamente?

La legna, la scintilla, il fuoco…

Last but not least: non perdete l’occasione di vivere esperienze di team building (all’interno di un lavoro di formazione imprescindibile) per rafforzare lo spirito di squadra e di appartenenza. Il potenziale è la legna, il team building è la scintilla, il successo del team è il fuoco che ne esce…sta a voi alimentarlo con l’ossigeno della motivazione.

07-10-10 Elio Zoccarato

team_building

Sapete ottenere il meglio dal vostro team?

di Elio Zoccarato - pubblicato in Team Building il 02.10.2010 - 10:57

Le imprese schiacciate da problemi di budget e d’impossibilità di nuove assunzioni devono assicurarsi di ottenere il massimo dalla propria squadra, è vitale quindi individuare i punti di forza del team.


L’ascolto

Avete mai cercato di scoprire ciò che viene naturalmente facile ai singoli membri del team e quale aspetto del loro ruolo li appassiona di più? Parlate con gli elementi della squadra? Cercate di capire i loro punti forti e di gestire le loro debolezze? Invece di spingere i membri del team di sforzarsi di migliorare i punti deboli, li incoraggiate ad usare i loro punti di forza per compensare?

Hug

Perché hug? Un feedback positivo, considerato come un abbraccio virtuale, una pacca sulla spalla, aiuta le persone a capire quando hanno usato i loro punti di forza in modo efficace e questo darà loro la fiducia per farlo più spesso. Vi capita di farlo o per voi è normale che tutti diano il meglio sempre?

Troppo spesso…

Troppo spesso un manager, grazie a una maggiore esperienza o di sapienza o abilità, è considerato il più abile risolutore di problemi in un gruppo. E per questo troppo spesso lui non chiede aiuto ai membri del team. Allo stesso modo, troppo spesso i suoi collaboratori non vogliono responsabilità e lasciano a lui la soluzione dei problemi, non riuscendo a fornire un valido aiuto per andare avanti sulle decisioni. Le conseguenze? Sovraccarico di lavoro e di responsabilità per il leader, apatia e demotivazione nel team, scelte sbagliate, soluzioni affrettate, errori evitabili,  nervosismo crescente.

Condivisione degli obiettivi e motivazione

Lavorare con un gruppo di persone con esperienze e competenze diverse che si trovano a collaborare insieme per raggiungere lo stesso obiettivo consente di apprendere gli uni dagli altri e quindi di sfruttare ogni singolo contributo per l’obiettivo comune e nello stesso tempo acquisirlo. Sembra ovvio…nei fatti non lo è mai.

Il leader che ha il polso della squadra sa gestire quello che viene definito team building, e cioè costruzione di una squadra di lavoro. Occorre poi fare in modo che questa funzioni nel migliore dei modi. Come? Con la motivazione. E proprio di motivazione vi parlerò nel prossimo post.

02-10-10 Elio Zoccarato

Ma un Team Building serve davvero?

di Elio Zoccarato - pubblicato in Team Building il 21.09.2010 - 14:12

Ma un team building serve davvero?

No, se non sappiamo a cosa ci può servire. No, se rimane fine a se stesso. No, se non cambia fattivamente qualcosa nell’organizzazione.

Si, se prima di prendere l’iniziativa di organizzare un team building ne valutiamo attentamente i costi e i benefici.

Analizziamo insieme come

1 Individuare le situazioni

Concentrandovi sugli anni precedenti, individuate tre situazioni specifiche, eventi o circostanze che coinvolgono membri della vostra squadra e che sarebbero potute essere gestite più efficacemente. Individuate l’impatto sull’impresa e sui risultati, per esempio…

Ridotta efficienza ed efficacia nel processo decisionale- Difficoltà nella realizzazione di un’iniziativa- I ritardi- Il conseguente aumento dei costi

2 Analisi della situazione

Per ogni situazione, identificate ciò che è costato alla società in termini di…

Tempo e denaro per porre rimedio a una situazione perdente- Perdita di clienti e di opportunità commerciali per decisioni non prese o per mancanza di un efficiente lavoro di squadra

3 Costi indiretti

Analizzate quanto sono costati gli sbagli in termini di…

Impatto negativo sul morale- Fatturato e produttività- Perdita della fiducia dei clienti

4 Impatto totale

Calcolare l’importo che sarebbe stato salvato o generato se la squadra fosse stata in grado di lavorare insieme in modo più coeso.

5 Identificare e calcolare il valore delle “opportunità”

Identificate quali opportunità possono scaturire da un lavoro di squadra più efficace- Trovate il partner più adeguato per l’analisi dei bisogni

6 Calcolare investimenti proposti nel Team Building

Determinate il tempo e le esigenze di bilancio- Determinate quanto varrebbe la pena di investire in team building- Considerate l’assoluta necessità di un de briefing (meglio sarebbe un follow up più articolato) per riportare i risultati ottenuti nell’ambiente lavorativo.

7 Confronto dei costi e benefici per l’investimento effettuato

Quanto è costata l’operazione? Riflettete se avete avuto un concreto ritorno in termini di:

Rinnovata coesione del team di lavoro- Ottimizzazione dei ruoli e del tempo- Acquisizione nuovi clienti e ri-fidelizzazione di quelli persi- Aumento fatturato

Risposta affermativa? Avete analizzato bene le esigenze, avete scelto il giusto partner (vedi articolo:” Consigli spassionati”), siete riusciti a riportare nel lavoro quotidiano i risultati raggiunti.

Risposta negativa? Scrivetemi e raccontatemi il caso, vi risponderò.

21-09-10 Elio Zoccarato

Consigli spassionati…

di Elio Zoccarato - pubblicato in Uncategorized il 16.09.2010 - 18:23

…per chi deve scegliere un’agenzia di team building. Come capire in pochi passi se hai scelto un esperto.

Chi si mette alla ricerca di un consulente per fare un team building, non sempre riesce a comprendere se chi ha di fronte è un professionista o magari un animatore che si è improvvisato formatore. Come fare? Vediamolo in otto semplici domande.
• Fa molte domande in fase di de briefing?
Buon segno! Sa che è indispensabile conoscere il target e contestualizzare l’evento, e che una corretta analisi dei bisogni gli permetterà una precisa progettazione.
• Propone sempre le stesse attività di team building a prescindere dagli obiettivi?
Diffidate! O ha una scelta limitata, o, peggio, non sa abbinare al vostro obiettivo un’attività pertinente. Il team building “deve” essere personalizzato, soluzioni standardizzate difficilmente possono soddisfare le problematiche di una realtà specifica.
• Rispetta i tempi di consegna del progetto?
Ottimo, vuol dire che anche il lavoro sul campo sarà fatto nei tempi concordati.
• Presenta un preventivo di costi specifici?
Chiarire bene le voci di costo eventuali che il cliente dovrà ancora sostenere, non permetterà sorprese sul consuntivo.
• Prevede un back up per ogni situazione?
Il professionista di team building non si fa trovare impreparato nell’affrontare le emergenze. Prepara un piano (e qualche volta anche più d’uno) nel caso di cambiamenti climatici e delle attività di riserva da proporre al gruppo nel caso lo reputi necessario.

• Insiste sull’importanza del de briefing?
E’ il momento più importante al quale un professionista di team building deve dedicare il tempo necessario per garantire il successo dell’attività.
• Ha avuto esperienze di formazione in aula?
Le conoscenze acquisite da questo tipo di formazione permettono al professionista di completare le sue conoscenze sulle dinamiche di gruppo.
• Consiglia un’attività di follow up?
Giusto! E’ importantissima per non rendere inutile l’esperienza outdoor, riportando i risultati ottenuti nell’ambiente lavorativo.

Avete qualche altro consiglio? Postate un vostro commento.
17-09-2010 Elio Zoccarato