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Esperienze di marketing personale: 2 free ebook

di Stefano Principato - pubblicato in personal marketing il 18.05.2011 - 16:53

errori.promozione

Ho raccolto in due free ebook una serie di interviste che raccontano il marketing personale attraverso l’esperienze dirette di professionisti e consulenti, preziosi e stimolanti contributi che ho voluto raccogliere in questi ebook per permetterne una più facile e comoda lettura.

Inoltre in ognuno ci sono 10 post tratti dal mio blog dedicato al marketing personale che che illustrano modelli e tecniche utili alla propria promozione personale.

Questi 2 ebook sono, quindi, una raccolta di spunti e riflessioni utili per un migliore approccio alla propria promozione e alla valorizzazione delle proprie competenze.

Sotto i link agli ebook visibili e scaricabili da slideshare.

Esperienze di marketing personale

Esperienze di marketing personale 2

Le 12P del Personal Branding

di Stefano Principato - pubblicato in personal marketing il 04.10.2010 - 16:27

Un trionfo di P per il personal branding di professionisti, consulenti e freelance.

12Ps organizzate a 5 livelli.
Un percorso sequenziale per definire il tuo piano di marketing personale e quindi lo sviluppo del tuo personal brand.
Una concettualizzazione nata dal mio precedente info-grafico chiamato working plan.
L’originalità del modello credo che sia proprio nel percorso proposto con un approccio strategico e progettuale allo stesso tempo.

12Pspersonalbranding

Le 12P, organizzate nei 5 diversi livelli, in sintesi esprimono:

a. Personal asset: il tuo patrimonio personale

Personality – La tua personalità
Quali aspetti della tua personalità possono aiutarti nel tuo business? Su quali pregi del tuo carattere puoi investire? In che cosa puoi migliorare? Che cosa invece devi tenere sotto controllo?

Passion – Le tue passioni
Quali sono le tue passioni? Cosa riesce a farti stare bene? Cosa ti entusiasma? Come le tue passioni possono aiutarti nel tuo lavoro? Come trasferire l’entusiasmo e la motivazione nel tuo quotidiano?

b. Professional asset: il tuo patrimonio professionale

Purpose – I tuoi propositi
Che tipo di professionista sei o vuoi essere? Quali sono la tua missione e la tua visione? Quali sono i valori in cui credi e con cui vuoi proporti sul mercato? In quale mercato intendi operare? Con chi ti devi confrontare? Come puoi migliorare il tuo essere professionista?

Potential – Il tuo potenziale
Quale è il tuo potenziale professionale? La tua formazione, le tue esperienze, il tuo know how, le tua abilità e le compenze specifiche. Come migliorare la tua competenza professionale?

Le prime 4P rappresentano l’identità del professionista.
Come tale ha una dimensione dinamica e deve spesso essere aggiornata e rinnovata alle luce delle esperienze maturate, delle conoscenze acquisite e del livello di consapevolezza raggiunta.

Le seconde 8P invece sono relative all’aspetto progettuale e allo sviluppo del piano di business.

c. Professional strategy: la tua strategia di sviluppo professionale

Professional goal: gli obiettivi professionali
Quali sono gli obiettivi che decidi di realizzare attraverso il tuo piano? Usi il metodo smart (specifici, misurabili, accessibili, realistici, fissati nel tempo) per definirli?

Positioning – Il tuo posizionamento nel mercato
Perchè i tuoi clienti dovrebbero scegliere Te? Che cosa ti differenzia dai tuoi competitors? Quali problemi sei in grado di risolvere? In che cosa eccelli?

d. Network strategy: La strategia per sviluppare il tuo network

People
Chi sono i tuoi clienti? Come puoi aiutarli? In che cosa migliori il loro business o la loro vita? Dove sono i tuoi clienti? Come puoi contattarli/raggiungerli? Come acquistano normalmente ciò che tu offri?

Partners
Con chi puoi integrare la tua offerta: a monte o a valle? Chi può collaborare con te? Chi ti può sostenere nel tuo business?

e. Il tuo marketing mix : le variabili chiave

Performance
Quale è la tua offerta di valore? Quali prestazioni offri? Quali servizi aggiuntivi? Che tipo di esperienza offri ai tuoi clienti? Quali garanzie offri a supporto?

Pricing
Quanto vale il tuo lavoro? Quali prezzi e tariffe? Quali costi, non solo monetari, sei disposto ad assumerti? Quali costi devono sostenere i tuoi clienti? Quali rischi corrono nel rivolgerti a te?

Packaging
Come dare una concretizzazione al tuo know how? Come rendere tangibile il tuo valore?
Come dare una forma fisica al tuo brand? Come curi gli aspetti tangibili e quelli intangibili della tua attività?

Promotion
Come promuoverti on ed off line? Con quali strumenti e con quali risorse? Come pianifichi le tua attività?

Qui un breve video di presentazione.

Considerazioni, riflessioni, appunti, critiche sono le benvenute.

Le 8 qualità per sviluppare il tuo personal brand

di Stefano Principato - pubblicato in personal marketing il 16.09.2010 - 12:04

Noi “markettari” amiamo particolarmente gli acronimi e le lettere puntate multiple: le famose 4P di Kotler, e poi le 6P, le 8P e via dicendo. 
Così ho individuato e organizzato ben 8C ovvero concetti che iniziano con la lettera C che rappresentano, secondo me, qualità/attributi utili e necessari per sviluppare un efficace brand personale.

Personal brand management

In sintesi:

1. Consciousness – Consapevolezza
Il punto di partenza: la consapevolezza del proprio valore, delle proprie capacità, ma anche dei propri limiti e delle possibilità offerte dal mercato, dalla tecnologia, dalla società.

2. Constancy – Costanza
Essere costanti nell’impegno, nel promuoversi ma anche nel rispettare gli impegni presi; darsi anche tempo per realizzare i propri obiettivi.

3. Consistency – Coerenza 
Essere coerenti tra ciò che diciamo e ciò che facciamo, tra lato pubblico e quello privato, tra promesse e fatti concreti.

4. Clarity – Chiarezza
Avere chiarezza di obiettivi, di chi siamo, a chi ci rivolgiamo, ma intesa anche come trasparenza nel proporsi e nell’agire.

5. Courage – Coraggio
Ci vuole davvero coraggio per diventare più visibili, esprimersi in pubblico e on line, commentare e condividere le proprie idee ed esperienze, anche per ammettere i propri errori.

6. Competence – Competenza
Una qualità da sviluppare in modo permanente attraverso l’esperienza, l’apprendimento e l’ascolto continuo.

7. Compelling – essere Convincenti
Essere convincenti non vuol dire vender fumo, ma essere assertivi e proattivi. Trovare il modo di fare davvero la differenza concretamente.

8. Creativity – Creatività
Per trovare nuove soluzioni e nuovi modi di lavorare, di proporre idee e progetti, per cercare sempre di rinnovarsi.

Clicca qui se vuoi scaricare la slide.
Che cosa ne pensate? 

Una guida per il tuo piano personale

di Stefano Principato - pubblicato in personal marketing il 25.05.2010 - 16:03

Una guida in un info-grafico pensata per aiutare i professionisti, i consulenti e i free lance a definire i punti fondamentali del proprio piano di marketing personale.

10 domande guida che indicano le scelte fondamentali da compiere.

Quattro i principi guida per le risposte:

- la coerenza nelle strategie perseguite e le varie scelte,

- la distintività rispetto ai competitors,

- l’essere credibili agli occhi dei clienti,

- la sostenibilità di quanto si afferma e si intende fare.

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Non esistono ricette e formule magiche, non ci sono scorciatoie o trucchi.

Attraverso un processo di analisi, devi formulare le scelte prioritarie e pianificare le tue attività di promozione. Poi devi agire e fare le cose che hai progettato di realizzare. Attraverso una continua attività di monitoraggio e verifica puoi correggere (anche in corsa) le tue strategie ed adattarle alle risposte del tuo mercato, ai cambiamenti dello scenario, alle occasioni che si manifestano.

Qui alcuni commenti e valutazioni sulle 10 domande.

Che cosa ne pensate?

Che cosa è il personal marketing?

di Stefano Principato - pubblicato in personal marketing il 23.04.2010 - 13:40

Il marketing personale è in pratica l’applicazione della metologia, dei principi, delle tecniche e degli strumenti del marketing alle persone nell’ambito del loro lavoro e delle loro attività professionali.

Non tutto l’intero impianto concettuale del marketing può essere applicato in toto ad una persona, ma necessita di alcuni opportuni adattamenti e rimodulazioni.

Molto spesso personal marketing, self marketing e personal branding sono utilizzati come sinonimi. Altri termini usati sono self-branding e self-positioning. Non esiste, tra i vari autori che si occupano del tema, una visione unica.

In realtà, secondo me, esistono delle differenze.

marketing-personale

Il self marketing può essere inteso come l’insieme di tutte quelle attività di comunicazione, on line ed off line, volte a promuovere se stessi nell’ambito della propria professione e carriera lavorativa.

Il personal branding, invece, riguarda sostanzialmente la propria reputazione personale ed il modo in cui si è vissuti dal proprio mercato di riferimento.

Il personal marketing, quindi, è il processo attraverso il quale una persona definisce la propria strategia per posizionarsi in modo distintivo sul mercato soprattutto nell’ambito della sua professione e carriera lavorativa.

Nel processo del personal marketing si definiscono in passi successivi di analisi:
1. Chi sono (competenze, conoscenze, personalità)
2. Che cosa offro (prestazioni, servizi, know how)
3. A chi mi rivolgo (clienti, aziende, partner, associazioni, community)
4. Perchè dovrebbero preferire me (value proposition).

Dunque il personal marketing rappresenta la parte più strategica, il self marketing la parte più operativa ed il personal branding la risultante delle attività intraprese e quindi il sistema di misurazione e di valutazione dei risultati.

Normalmente le attività di personal marketing possono essere utili per:

- entrare più facilmente nel mondo del lavoro (o rientrare dopo un periodo di assenza)
- migliorare la propria posizione lavorativa e sviluppare percorsi di carriera
- aumentare la propria visibilità e le occasioni di business
- strutturare in modo più interessante il proprio know how e le prestazioni offerte
- creare e sviluppare un proprio network di relazioni.

Abitualmente la maggior parte degli studi e delle riflessioni sul marketing personale è orientato al mondo delle imprese e al lavoro all’interno di esse.

Ma per i professionisti, i consulenti ed i free lance il marketing personale può rappresentare il proprio modo di fare business ed avere successo sul mercato.

In un breve video ho provato a riassumere i concetti chiave dell’utilizzo del marketing personale.
Clicca sul link per visualizzarlo: Forse il marketing personale ti può essere utile

Che cosa ne pensate?

Il consulente e i case history di marketing

di Stefano Principato - pubblicato in marketing il 02.04.2010 - 13:03

Amo i case history di marketing perché ti fanno fare bella figura.
Ti qualificano come esperto, ti ammantano di conoscenza e know how, ti fanno sembrano “uno che la sa lunga”, un consulente che sa come va il mondo.

Amo i case history di marketing perché nelle aziende, ogni volta che illustri un caso, ti guardano sotto una luce diversa, con uno sguardo complice, entusiasta.
I manager, poi, ne sono avidi: non si accontentano mai, ne vogliono sempre di nuovi, di recenti, di illustri.
I fallimenti degli altri, poi, scatenano un misto di delusione e gioia, come per dire “io già lo sapevo che finiva così”.

Amo i case history di marketing perché in aula, quando li presenti, gli allievi ti guardano con ammirazione, devozione e gratitudine.
Come se, attraverso lo studio del caso presentato, ognuno potesse assimilare la Conoscenza, il Sapere, la Suprema Via. E ti fanno diventare il docente più ambito e ricercato.

…….

Odio i case history di marketing perché non se ne può più.

Perchè ogni volta parli del passato, di ciò che è stato e che sicuramente oggi non è più, ne più lo sarà.

Perché un caso, che sia tuo o di altri, illustra sempre una parte, un pezzetto di quello che è stato lo scenario di riferimento ed il sistema di scelte, ma non spiega quasi mai i vincoli, le resistenze, le difficoltà delle scelte.

Odio i case history di marketing perché le aziende vogliono essere continuamente sorprese, perché devi presentare almeno 10 casi anche per scegliere un biglietto da visita.
Odio i case history di marketing perché la maggior parte dei manager conosce pochi mercati e di molte situazioni difficilmente afferra le scelte e le strategie.
Però sono pronti a sindacare su tutto. E a condizionare ogni tua proposta.

Odio i case history di marketing perché non si può più fare una lezione senza.
Perché altrimenti la lezione è solo teoria, quindi poco utile e noiosa.
Perché senza un bel caso di un’azienda famosa la lezione è fumosa.
Tanto, poi, a chi importa se nella azienda famosa non ci andrà mai a lavorare nessuno dei partecipanti. Quello che conta è l’illusione del sapere, non importa capire come operare nelle realtà dove lavorano o dove andranno.

Amore o odio, cliente contento o consulente scontento, utile o inutile, a favore o contro.

Mettiamo ai voti?

Un piccolo alfabeto della comunicazione d’impresa

di Stefano Principato - pubblicato in comunicazione di impresa il 10.03.2010 - 18:08

Nato da una esercitazione in aula, ecco alcune parole chiave della comunicazione d’impresa in ordine alfabetico:

Ascolto (prima, durante, dopo: ovvero sempre)
Budget (senza risorse, non solo economiche, non si può fare molto)
Condivisione (come metodologia per crescere e migliorare)
Dialogo (il vero valore aggiunto della comunicazione)
Educazione (imparare reciprocamente)
Fiducia (dare fiducia per ottenere fiducia)
Gestione (flessibile, agile, snella)
Humour (mai prendersi troppo sul serio)
Innovazione (come atteggiamento mentale)
Leadership (capacità di ispirare ed ispirarsi)
Misurazione (per capire, valutare, migliorare)
Network (costruire la propria rete di relazioni)
Obiettivi (smart sempre)
Progetto (una cultura da sviluppare)
Qualità (della relazione)
Relazione (lo scopo della comunicazione d’impresa)
Strategia (per andare per dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare?)
Tempo (non ci sono ricette magiche, ci vuole pazienza e perseveranza)
Utilità (non solo economica, ma anche sociale)
Valore (e valori da condividere)
ZZZZ (no!!! non annoiare mai nessuno, se possibile)

alfabeto.comunicazione

Clicca qui su flickr per scaricare l’immagine. Su Wordle, invece, puoi creare le tue tag cloud artistiche.

Qualche suggerimento alternativo per le parole chiave della comunicazione d’impresa?

Il piano di comunicazione in sintesi

di Stefano Principato - pubblicato in comunicazione di impresa il 05.03.2010 - 11:49

Il piano di comunicazione è uno strumento utile per definire, programmare e gestire le attività di comunicazione di un’organizzazione e di una azienda in un certo arco temporale, normalmente un anno.

Ecco uno schema di piano di comunicazione in 8 passi:

1. Analisi dello scenario
2. Definizione degli obiettivi
3. Segmentazione dei pubblici di riferimento
4. La scelta della strategia
5. La scelta dei contenuti
6. La scelta delle attività e degli strumenti
7. La misurazione dei risultati
8. Il Budget a disposizione e il Timing delle attività.

Una esercitazione, che utilizzo spesso in aula per introdurre il piano di comunicazione per una piccola impresa o per una micro attività, consiste nel rispondere progressivamente ad una serie di domande.

La tecnica delle 5W (who, what, when, where, why) aiuta a porre le giuste domande per approcciare alla comunicazione sia dal punto di vista dell’impresa sia da quello, molto più importante, dell’interlocutore.
Infine 3 How per pianificare le attività, misurarle ed implementarle.

piani di comunicazione

Con le 5W:
1. Con chi dovrei/potrei parlare? Chi è più interessato?
2. Che cosa dovrei dirgli? Che cosa gli interessa sapere?
3. Quando dovrei parlarci? Quando è disponibile ad ascoltarmi?
4. Dove potrei parlargli? Dove è più facilmente raggiungibile?
5. Perche ci devo parlare? Perchè dovrebbe ascoltarmi?

Con le 3H:
a. Come programmo le attività?
b. Come misuro e valuto i risultati?
c. Come sviluppo le relazioni?

Clicca qui per scaricare la slide da flickr.

Che cosa ne pensate? Vi sembra utile?

Le professioni della comunicazione in una matrice

di Stefano Principato - pubblicato in comunicazione di impresa il 26.02.2010 - 13:42

Tutto, oggi, è o fa comunicazione. Sicuramente tutti comunichiamo, in modo più o meno consapevole.
Ma il fatto di comunicare non ci rende dei comunicatori professionisti. E’ anche vero che molti si sentono esperti del tema, ma purtroppo non sempre a proposito.

Molti professionisti si occupano di comunicazione, a vario titolo con diverse competenze.
Diventa quindi sempre più difficile distinguere tra le diverse professionalità e riconoscere quale possa essere più utile in base alle necessità.

La matrice che ho tracciato dovrebbe servire a semplificare e classificare le diverse professionalità di chi si occupa di comunicazione d’impresa.
Leggi…

Tutto il marketing che serve per un business in 10 domande

di Stefano Principato - pubblicato in marketing il 22.02.2010 - 12:51

Amo la sintesi perchè consente di concentrarsi sulle cose più importanti e rilevanti. In aula uso spesso questo approccio a domande per favorire il coinvolgimento e la partecipazione.
Di solito utilizzo nei corsi manageriali queste 10 domande utili a rivedere il proprio approccio al marketing in una impresa.

Le domande consentono di inquadrare i principali concetti e di costruire un orientamento al cliente in una ottica di marketing.

1. Che cosa vendo?
2. In che mercato sono? Che cosa si compra nel mio mercato di riferimento?
3. Chi sono i miei clienti?
4. Perché dovrebbero scegliere me? Perché dovrebbero tornare?
5. Chi sono i miei concorrenti?
6. Come mi differenzio da loro? Cosa mi differenzia da loro?
7. Come posso sviluppare un dialogo continuo con i miei clienti?
8. Come posso creare una esperienza e una emozione nella fruizione della mia offerta?
9. Come posso migliorare l’offerta?
10. Come e dove posso innovare?

10 domande marketing

Le prime 4 domande aiutano a definire l’identità e la strategia di marketing di base.

La 5° e 6° domanda definiscono l’arena competitiva e le successive tre contribuiscono a individuare le principali scelte del piano di marketing. L’ultima aiuta ad attivare il processo di miglioramento continuo in base agli sviluppi dello scenario competitivo, del mercato e delle esigenze dei propri clienti.

L’ordine delle domande non è rigido e consequenziale. Ogni risposta successiva può parzialmente modificare o arricchire la precedente. Occorre ricercare la coerenza delle proposizioni e delle strategie.

Potete anche scaricare in una sola slide tutte le domande qui.

Ulteriori stimoli e riflessioni qui in una mia presentazione pubblicata su slideshare.

Che cosa ne pensate? Le ritenete utili?