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Employer branding. Quali sono le aziende preferite dai Job Seekers italiani?

di eamendola - pubblicato in corporate recruiting il 05.04.2011 - 9:03
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Quali sono le aziende nelle quali si preferisce andare a lavorare? Dall’indagine EBPS 2010 abbiamo estrapolato solo le Top 10 indicate dall’intero campione indagato (10.729 job seekers) ma abbiamo voluto confrontarle anche con le Top 10 preferite dai tre segmenti sopra descritti per valutarne le differenze. Il grafico sotto indica non solo le 10 migliori posizioni (4 su 10 sono italiane), ma confronta tali posizioni con quelle conquistate l’anno precedente. Da notare come Ferrero, che nel 2009 era seconda, nel 2010 abbia raggiunto il podio qualificandosi come la Best Employer Of Choice 2010, sale di una posizione anche Coca-Cola HBC Italia, di due posizioni Apple (dalla 9° alla 7° posizione) e BMW (dalla 10° all’8° posizione). Impennata invece verso l’alto per Google che dalla 7° posizione del 2009 conquista nel 2010 la 2° posizione insieme a Barilla. Ma il risultato più sorprendente è per Unilever che nel 2010 riesce a guadagnare ben 6 posizioni passando dalla 15° alla 9° posizione. Discesa, anche se lieve, per Barilla che perde una posizione cedendo il podio a Ferrero. Continua la discesa di Ferrari che dal 3° posto nel 2009 passa al 4°posto nel 2010 (nel 2008 era addirittura al primo posto). Perde infine una posizione Giorgio Armani attestandosi al 10° posto.

Ranking TOP10EOC 2010 - CT - no logo

Sul segmento dei Recent Grdauates (grafico sotto), è ancora Ferrero a conservare la prima posizione. Seguono Barilla e Ferrari con posizioni stabili rispetto al 2009. In generale sono la maggior parte delle aziende ha conquistato posizioni più elevate rispetto al 2009. Coca-Cola HBC Italia, Mondadori, Poste Italiane, Heineken ne sono un esempio ma le aziende che hanno scalato maggiormente il ranking sono: ENI che passa dal 9° posto nel 2009 al 5° posto nel 2010, Apple dal 15° al 5° posto nel 2010, Google dal 14° al 7°, Unicredit dal 16° al 10° ma la maggior performance l’hanno avuta Ikea che passa dal 19° all’8° posto e Unilever che addirittura passa dal 21° posto nel 2009 all’8° posto nel 2010

Ranking TOP10EOC 2010 - RG - no logo

Sugli Young Professionals (grafico sotto) ancora Ferrero sul podio. Cresce Google, L’Oreal, Coca-Cola HBC Italia, ENI, P&G, Heineken. Volata per Gucci che passa dal 19° al 10° e ancora una volta Unilever che passa dal 16°nel 2009 al 6° posto nel 2010. Discesa per Barilla e ancora una volta per Ferrari che perde ben 5 posizioni.

Ranking TOP10EOC 2010 - YP - no logo

Sui Senior Managers (grafico sotto) sempre Ferrero sul podio guadagnando una posizione rispetto al 2009. Poi Coca–Cola HBC Italia, Google, Apple, BMW e Unilever che ancora una volta si distingue per la migliore performance passando dal 18° posto al 10° ed entrando anche in questo ranking di diritto tra le Top 10 Employer Of Choice. Perdono posizioni Ferrari, ENI, Giorgio Armani e Barilla che perde ben 4 posizioni.

Ranking TOP10EOC 2010 - SP - no logo

DATI DI BASE DELL’INDAGINE EBPS

I dati riportati in questo articolo scaturisco da un’indagine condotta nei mesi di Dicembre 2010-Gennaio 2011 denominata EBPS (Employer Brand Positioning Survey). Lo studio, promosso da Monster Italia in collaborazione con Anthea Consulting, è stato condotto mediante la somministrazione di un questionario online che ha coinvolto 10.729 job seekers di cui il 50,3% maschio e 49,7% femmina. Il 38,6% del campione viene da Nord-Ovest, il 17,6% da Nord-Est, il 21% dal Centro Italia e il 22,9% dal Sud e Isole. Inoltre sono 1.462 i soggetti neolaureati senza esperienza lavorativa e con età media di 25 anni (Recent Graduates), 1.835 soggetti con esperienza lavorativa di almeno tre anni ed età media di 30 anni (Young Professionals) e 7.432 soggetti con esperienza lavorativa oltre i tre anni ed età media di 40 anni (Senior Professionals). Infine sono state 207 le aziende inserite nel questionario.

L’OSSERVATORIO EMPLOYER BRANDNIG E L’INDAGINE EBPS

L’Osservatorio Employer Branding (OEB) è uno strumento promosso da Monster Italia e Anthea Consulting con l’obiettivo di sviluppare attività di studio sui cambiamenti avvenuti nel mercato del lavoro ed, in particolare, negli atteggiamenti e opinioni dei potenziali candidati. L’Osservatorio mira anche a monitorare il posizionamento degli employer brands. EBPS è lo strumento di analisi quantitativa di cui l’Osservatorio Employer Branding si avvale per rilevare opinioni, aspettative e atteggiamenti di tre segmenti critici del mercato del lavoro differenziati in base all’esperienza lavorativa acquisita ed all’età: Recent Graduates, Young Professionals e Senior Professionals. Maggiori informazioni su http://www.osservatorioemployerbranding.it/

Nuok.it: un gruppo di italiani pieni di idee a New York.

di enrico ratto - pubblicato in media e notizie il 23.03.2011 - 15:52
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Oggi Elisa Graci, caporedattrice di Nuok.it, ha risposto ad una mia intervista molto piacevole. Nuok.it è un portale/magazine on line/sito di informazione, non importa la definizione, creato da un grupp di italiani che vive a New York e che ama, come molti di noi, questa città (quando scrivo New York non so mai se definirla con la “c” maiuscola o minuscola… Ed McBain l’ha definita per anni “la Città”)

Nuok.it mi ha inoltre ricordato l’esperienza di anni fa a Mentelocale.it, il portale che da anni racconta la vita culturale, creativa, artistica, giovane di Genova e che mi ha insegnato molto sul giornalismo e sul modo di farlo sul web.

Qui potete trovare l’intervista, buona lettura.

Ieri a “Fare impresa 2.0″

di Nicolò Occhipinti - pubblicato in Aziende il 05.03.2011 - 10:05
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Fareimpresa20Bella iniziativa, quella organizzata ieri a Napoli da Pasquale Popolizio, cui ha partecipato anche Enrico Ratto come moderatore. Una carrellata di case history di imprese che, con strumenti 2.0, sono riusciti a catturare l’attenzione di milioni di persone e instaurare un dialogo co-creativo coi propri clienti. Interventi interessanti, tranne alcuni decisamente promozionali o altri veramente pittoreschi, e una massiccia partecipazione del pubblico.

Segnalo, per chi non avesse letto in diretta i tweet di Eccellere, o assistito alla trasmissione video, tre interessanti siti:

http://www.kickstarter.com/ piattaforma per chi cerca finanziamenti online per lo sviluppo delle proprie idee imprenditoriali

http://www.ideatre60.it/ sito creato dalla Fondazione Accenture per condividere e realizzare idee in rete

http://www.pnicube.it/ il portale degli incubatori universitari

Fare impresa nel mondo 2.0. Se ne parla a Napoli il 4 marzo 2011.

di enrico ratto - pubblicato in eventi il 25.02.2011 - 15:11
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Venerdì prossimo, 4 marzo 2011, parteciparò alla tavola rotonda pomeridiana su Fare Impresa nel mondo 2.0 (Napoli, Renaissance Hotel Mediterraneo).

Ecco una sintesi della giornata.

Come usare efficacemente risorse e tecnologia per lanciare servizi e prodotti innovativi di successo e che contribuiscono all’occupazione. A Napoli, il 4 marzo, in un evento gratuito dedicato alle imprese 2.0

Esperienze concrete di aziende e professionisti che dimostrano come è possibile, partendo da una buona idea e da un utilizzo efficace di risorse e tecnologia, lanciare servizi e prodotti innovativi di successo e che contribuiscono all’occupazione. Sarà questo il tema principale di “Fare impresa nel mondo 2.0″, evento che si terrà il 4 marzo a Napoli, presso il Renaissance Naples Hotel Mediterraneo.

Introdotto dall’Assessorato all’innovazione e Sviluppo del Comune di Napoli, l’incontro si svilupperà in tre tavole rotonde:

* Innovare, crescere, competere: soluzioni e scenari digitali
* Gestire lo start-up, la crescita ed il successo
* Associazionismo e PMI per l’innovazione del Paese in stile Web 2.0

Numerose testimonianze e contributi di operatori e consulenti di startup di impresa e di professionisti del venture capital arricchiranno il dibattito, allo scopo di mettere in luce le opportunità che le ultime tecnologie web 2.0 offrono alle imprese.

Per iscriversi gratuitamente all’evento e per ulteriori informazioni: http://impresaeinnovazione.info/fareimpresa2011/

Dall’employer branding al personal branding: la trappola del social web ovvero i rischi da evitare quando si usa la rete per il proprio personal branding

di eamendola - pubblicato in corporate recruiting il 24.01.2011 - 9:47
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La facilita’e la velocità con cui si può scrivere in rete aprendo un proprio blog o paretecipando ad una discussione o, ancora, interagendo all’interno di un gruppo legato ad uno dei più diffusi social network può nascondere qualche insidia/trappola che è opportuno conoscere per evitare di compromettere la propria reputazione on line nel lungo periodo.

1. Autoreferenzialita’. Questa trappola è direttamente collegata all’incontrollato desiderio di alcune persone di mostrarsi esperti di un determinato argomento ma invece di attendere che sia la rete a riconoscerglelo finiscono per dichiararselo da soli. C’è addirittura chi non si pone neanche un limite geografico della propria expertise ma punta subito in alto denunciandosi quale massimo esperto di questo o di quell’argomento non solo a livello italiano ma addirittra a livello mondiale.

2. Spamming. Questa è senza dubbio la più diffusa delle trappole ed è collegabile al desiderio di essere ascoltati dalla rete tanto da postare le proprie opinioni su un argomento con sistematicità ma soprattutto con ridondanza. In realtà la sistematicità o la maggiore frequenza non guasterebbe molto se non fosse accompagnata dalla ridondanza dei contenuti. In altre parole e’ sicuramente efficace cercare di postare contributi sempre nuovi ed interessanti ma non commettete mai l’errore di ripostarli più volte addirittura a distanza di pochi giorni. La rete percepirà subito lo spamming e avvertirà la vostra smania di apparire e di essere considerati. E’ semplicemente controproducente.

Vademecum per la intranet della vostra azienda

di Nicolò Occhipinti - pubblicato in Aziende il 23.01.2011 - 20:42
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Segnalo questo interessante post di Giacomo Mason “100 regole per creare una intranet“, ottimo riferimento per chi si cimenta nello sviluppo e gestione di una intranet aziendale (non necessariamente 2.0).

Ne approfitto per consigliare anche la lettura di un articolo che abbiamo pubblicato su Eccellere sull’ultimo libro di Mason “Intranet 2.0

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Aziende italiane ancora indietro nella promozione con i social media

di Nicolò Occhipinti - pubblicato in Uncategorized il 16.01.2011 - 20:12

Sono stati presentati i risultati della prima ricerca sull’uso dei social media da parte delle aziende italiane realizzata dal Master in Social Media Marketing & Web Communication IULM. E’ stata analizzata la presenza online di un campione casualmente estratto di 720 aziende italiane afferenti a 6 settori di attività (bancario, alimentare, tecnologico, moda, hospitality, pubblica amministrazione).

Solo il 32 % delle società esaminate utilizza i social network come Facebook, YouTube, Twitter e LinkedIn per diffondere la conoscenza del proprio brand e dei propri prodotti e sul sito aziendale dell’83 % di esse non c’è nemmeno un link di condivisione attraverso una qualche rete sociale.

Una sintesi dei risultati è disponibile su La Stampa.

Qui sotto riporto la presentazione pubblicata dallo IULM relativa alla I fase della ricerca condotta per il settore Moda.

Cv ricevuti VS CV utili. Una questione di posizionamento del proprio employer brand

di eamendola - pubblicato in corporate recruiting il 11.01.2011 - 15:32
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Ho recentemente esplorato, con curiosità, il ranking stilato da A Great Place to Work Institute (http://www3.lastampa.it/speciali-pk/pmi/articolo/lstp/381629/), la società di consulenza internazionale che annualmente propone indagini negli ambienti organizzativi di alcune aziende e che, in base ad alcuni parametri, individua quelle “eccellenti”.
Quello che mi ha più colpito non è tanto l’analisi proposta ma il fatto che spesso viene indcato, a fianco delle Best Workplaces (vedi articolo su La Stampa in basso), il numero dei CV ricevuti spontaneamente come ad indicare che una quantità maggiore di cv ricevuti risulti conseguenza diretta dell’essere una realtà “eccellente”.
Credo che questa deduzione sia eccessiva e forviante.
Eccessiva perchè non è assolutamente detto che una organizzazione “eccellente”, o ritenuta tale in base all’indagine Great Place To Work, riceva più CV rispetto ad una organizzazione non “eccellente” o, comunque, che non rientra tra le best workplaces indicate dalla stessa indagine.
Forviante perchè ricevere più CV non è un fatto positivo almeno secondo uno dei principi dell’employer branding.
In altre parole è la qualità dei CV o meglio il tasso di utilità degli stessi (CV Utili/CV totali) a fornirmi un termometro attendibile sul mio esatto posizionamento sul mercato del lavoro.
Sarebbe pertanto utile conoscere quanti di quei CV ricevuti, dalle aziende “eccellenti” secondo l’indagine GPTW, corrispondano al profilo del proprio candidato target.
Nel caso si dovesse riscontrare una basso tasso di utilità allora questo potrebbe significare un posizionamento del proprio employer brand debole sul mercato del lavoro.
Ma attenzione non sto dicendo che l’azienda perde la sua “eccellenza” ma soltanto che la stessa, molto probabilmente, non sta comunicando, in maniera efficace, la sua identità di azienda “eccellente”.

Il Team Building del futuro

di Elio Zoccarato - pubblicato in 132 il 28.10.2010 - 8:16
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Crisi, concorrenza spietata, appiattimento dell’offerta, ormai TUTTI affermano di fare team building, ma verso quale team building stiamo andando?

E20, una delle riviste più preparate ed attente del settore mi ha fatto alcune domande. Volentieri inserisco l’intervista nel blog di Eccellere, aspettando i vostri commenti per capire come vedete voi il team building del futuro.

Si può parlare di ‘tendenze’ in fatto di team building? Cosa chiedono i clienti oggi?

Il team building, partito da semplice attività outdoor in compendio all’aula formativa, ha avuto tante trasformazioni e “contaminazioni” diventando avventura estrema, performance artistica, gioco di ruolo. Ora è indubbiamente il momento dell’ecologico e del sociale. L’esperienza di squadra è meno fine a se stessa, ma acquista un valore di “servizio”, d’impegno sociale, di evento sostenibile. C’è da stare attenti però a non correre dietro le mode e a non perdere l’obiettivo iniziale: il team building è al servizio del percorso formativo e del miglioramento nell’ambiente di lavoro. Alcuni clienti ci chiedono ”cosa c’è di nuovo?” attratti dall’esperienza non ancora vissuta e lasciando in secondo piano l’esigenza formativa che deve dettare la scelta.

E la crisi che ruolo ha giocato? (E gioca ancora…)

Indubbiamente la crisi ha inciso in pochi punti, ma essenziali:

1) Sensibile riduzione delle richieste. In molti ci hanno detto: “Inutile attivare un percorso formativo o organizzare un team building, se a fine anno non sappiamo quanti rimarranno…” Negli ultimi tempi le società, complici anche le molte fusioni, hanno motivato le persone più ad andarsene che a fare squadra.

2) Drastico abbassamento dei budget. L’attività si fa a due passi dal posto di lavoro, spesso “mordi e fuggi” senza un essenziale follow up per sfruttare in ambito lavorativo l’esperienza fatta.

3) Selezione naturale. Sparizione di molte agenzie improvvisate o rinuncia a lavorare nel settore da parte di chi faceva tutt’altro e aveva esteso l’attività ai team building per fatturare di più.

Con la crisi le società hanno ridotto l’attività togliendo uno strumento efficace per veicolare i punti forti di un prodotto o di un servizio ai propri dipendenti, ma non rendendosi conto che questa sarebbe stata un ottima possibilità per migliorarne l’immagine all’esterno. I clienti più lungimiranti ci hanno fatto condurre delle interessantissime esperienze di guerrilla e street marketing con i loro dipendenti. Risultato: analisi creativa del prodotto e risultato immediato dell’impatto col pubblico con un feedback utilissimo. Un’ esperienza veramente efficace in tutti i sensi!

Tante agenzie d’Incentive organizzano team building, perché? E’ giusto? Sono veri team building?

Incentive e team building vanno di pari passo e spesso sono confusi l’uno con l’altro. Per qualche agenzia d’Incentive c’è la corsa al “famolo strano”per dirla alla Verdone: ho visto in qualche sito la gara di slitte coi cani, i tornei di calcio balilla umano e la degustazione di grappe presentati come team building originali o sensoriali…   Spesso, a corto d’idee, le agenzie si rivolgono a noi, ma raramente sanno cogliere l’esigenza del cliente o riportare le nostre proposte in maniera corretta, perdendo così le gare. Le più sagge ci hanno fatto parlare direttamente col cliente facendo entrare il lavoro. Non fraintendemi non è presunzione, a ognuno il suo… Se ad esempio noi dovessimo organizzare una Campagna Incentive con viaggio finale per 900 persone, non ci penserei un attimo a far parlare l’agenzia d’Incentive col cliente presentandola come nostro partner.

Quale format proporre per un team building e per quale obiettivo?

Il discorso non è cosa, ma come. Ogni format o esperienza formativa va bene per far scaturire i conflitti, le criticità, i punti forti di una squadra. L’importante è che ognuno faccia la sua parte con serietà, coinvolgimento e soprattutto idee e obiettivi chiari. Il cliente spiega con chiarezza le esigenze, l’agenzia fa un’analisi e una proposta pertinente e un lavoro all’altezza delle aspettative, il partecipante “gioca” con convinzione, cosciente di non perdere tempo e di avere un’opportunità in più per la crescita personale e del gruppo.

Se siete arrivati fino a qui (bontà vostra), un commento è ben accetto. A presto!

Elio Zoccarato

Speaker professionista?

di enrico ratto - pubblicato in 3, media e notizie il 14.10.2010 - 14:02
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Leggo tramite feed rss dal blog di Simone Brunozzi, e ripubblico/rilancio. Perchè no? Per info, qui.


Care lettrici e cari lettori,
mi servono pochi minuti del vostro tempo.
Ho bisogno di un consiglio, e forse di un piccolo aiuto
.

Come molti di voi sanno, da quasi tre anni lavoro per Amazon.com e ho l’opportunità di presentare in pubblico a conferenze di vario tipo, in giro per il mondo.
Questi sono i miei “numeri” finora:
- Ho partecipato come speaker a circa 300 conferenze/seminari/eventi;
- Circa 35.000 persone hanno assistito ai miei interventi; di queste, circa 600 si sono premurate di ringraziarmi e complimentarsi per il lavoro da me svolto.
- Sono stato considerato “best speaker” 39 volte su 41 (solo 41 delle circa 300 conferenze hanno fornito feedback results e speaker ratings).
- Ho presentato in circa 40 nazioni diverse, in cinque continenti (USA, Europa, Asia, Australia, Africa), principalmente in lingua inglese.
- Il pubblico a cui ho presentato è molto vario, da tecnici, sviluppatori, a ingegneri, sistemisti, a persone “di business”, fino a C-level executives (CEO, CTO, CIO, CFO, eccetera), in settori tecnologici e non.
- Ho trattato di diversi argomenti, in particolare: Cloud Computing, Tecnologia, Online Social Media, E-Commerce, Felicità, Creatività, Innovazione, Globalizzazione.

Da alcuni mesi, ricevo regolarmente proposte di partecipare a conferenze come speaker; l’offerta include la copertura del viaggio, più una “speaker fee”, ovvero un compenso.

Sono già impegnato con Amazon.com, e non intendo, per ora, cambiare professione.

Tuttavia, avrei piacere di “usare” queste opportunità per raccogliere donazioni verso Acumen Fund, un “venture fund” non-profit, ovvero un fondo di investimento che si occupa di finanziare attività che contribuiscano a rendere il mondo migliore.

Per farlo in maniera organica ed organizzata, tuttavia, mi piacerebbe entrare in contatto con organizzazioni o aziende che possano usufruire del mio contributo. Sono disposto a viaggiare ovunque nel mondo, compatibilmente con i miei impegni di lavoro.

Avete consigli da darmi?
In particolare:

- Nomi di aziende che potrebbero essere DIRETTAMENTE interessate ad usufruire di questa mia disponibilità, per esempio aziende che si occupano nello specifico di organizzare conferenze a livello mondiale;
- Nomi di persone che possano avere una funzione analoga a quella di cui sopra;
- Network di “professional speakers” di cui mi converrebbe diventare membro;
- Opportunità specifiche, ad esempio una azienda X per la quale lavorate, e che può essere interessata ad “ingaggiarmi”. Solitamente, un buon punto di partenza è l’ufficio Marketing, o l’ufficio Risorse Umane, o chi si occupa di invitare “Trainers” per i vostri colleghi.

Come detto, ogni consiglio è ben accetto. E’ per una buona causa.
Se questa idea vi solleva dei dubbi, sarei felice di conoscerli e discuterne con voi. Qui sotto, nei commenti, in pubblico.

Infine, sarei molto felice se poteste diffondere questo messaggio tra i vostri contatti, o via Facebook (c’è un bel bottone “Like” all’inizio di questo post), o pubblicandolo nel vostro blog.

Grazie.