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Networking

Networking è l’arte dell’incontro, la capacità di far interagire creativamente e costruttivamente tra loro tante diversità per raggiungere – insieme – obiettivi che nessuno da solo avrebbe mai potuto raggiungere.

La realtà non è un castello da scoprire, smontare e analizzare, la realtà è un paesaggio; da esplorare, assaporare e coltivare. L’era della concezione meccanicistica dell’Universo e della visione antropocentrica del pianeta Terra sta ormai tramontando e gli scenari che si affacciano ai ricercatori nei diversi ambiti dello scibile umano sono sempre più ampi e complessi.

Leggendo la realtà con la mappa della sintesi invece che con quella dell’analisi, cioè spostando l’attenzione dalle parti all’insieme, diventa evidente la stretta interrelazione che intercorre tra i diversi elementi di un sistema, a tutti i livelli.

Un insieme di elementi che, in connessione, creano qualche cosa che è più della somma delle loro parti creano una rete. L’intera realtà in cui viviamo può essere letta come un’insieme di reti composte da elementi diversi in relazione tra loro: «Connessioni e reti sono dappertutto. Gli organismi sono aggregati di cellule autonome ma in stretta associazione. Le popolazioni sono reti di organismi autonomi che appartengono a una stessa specie. Gli ecosistemi sono trame di organismi, unicellulari e pluricellulari, che appartengono a molte specie diverse (G. De Toni, Viaggio nella complessità, Marsilio, 2007».

Lo studio interdisciplinare degli ecosistemi ha rivelato complesse reti di processi di produzione e di trasformazione in cui interagiscono sistemi viventi e non viventi – rocce, piante, batteri, fattori climatici e animali – che collaborano per mantenere dinamicamente stabile la vita così come la conosciamo oggi. Il modello che la natura presenta incoraggia la cooperazione, la conservazione,  la partnership.
Non è sempre questo il modello attorno al quale si sono organizzati gli ecosistemi creati dell’Homo Sapiens, sia a livello globale e che locale.  Le mappe analitiche, i modelli piramidali che stiamo ancora usando, seguono logiche lineari, in cui chi è sopra ha il potere su chi è sotto, in cui sin da “mors tua, vita mea” c’è sempre l’idea di sottofondo di un “io” che deve lottare contro gli altri per poter sopravvivere, è la logica “o – o”.

La vita segue un altro modello, logiche circolari, reti di connessioni, in cui nessuno può vivere senza l’altro e nessuno è più importante di un altro; la logica che si impone è quella “e-e”. Cambiando mappa, si spalanca davanti a noi una visione completamente nuova del nostro stesso essere al mondo, come Sapiens e come singoli individui.

Le regole e le tappe per instaurare relazioni di qualità a diversi livelli – intrapersonale, interpersonale, sociale e ambientale – sono le stesse e possono essere allenate per ritrovare:

  • - un contatto più autentico con se stessi, con una maggior presenza alle proprie capacità, talenti, bisogni e limiti;
  • - la capacità e il piacere di relazionarsi con gli altri accogliendoli nella loro unicità, per creare cose ”utili alla vita” insieme;
  • - un atteggiamento di maggior rispetto e anche curiosità nei confronti del diverso, sentito come occasione di apprendimento e non più come minaccia;
  • - una senso di compartecipazione all’ambiente di cui siamo parte, ritrovando l’innato senso di attenzione e cura nei confronti del mondo.

Che si tratti di ambito familiare, di coppia, scolastico o lavorativo, lo stare insieme è un contesto relazionale che può essere vissuto all’insegna dell’incontro o dello scontro, ma è una spontanea palestra che obbliga ad aprire gli occhi sulla realtà innegabile che siamo ognuno diverso l’uno dall’altro.

L’incontro, allora, va preparato, è un processo che si attua in diverse tappe:

1. Per andare d’accordo possiamo decidere di fare attenzione a come l’altro è davvero, al di là di come lo vorremmo o della prima impressione che ci ha dato.

2. Per capire chi è, cosa pensa, cosa gli piace, cosa vuole, possiamo parlarci e ascoltarlo.

3. Se vogliamo che si apra a noi sarà meglio sospendere il giudizio e rispettarlo nella sua diversità, di opinione, di cultura, di provenienza.

4. E’ importante, allo stesso tempo, essere presenti a noi stessi, “centrati”, per non perderci nell’altro, da una parte, e per non permettere ad automatismi basati su esperienze passate di interferire col presente.

5. Per avvicinarci ancora di più serve il cuore, oltre che la mente; possiamo cercare di “sentire” quello che sta sentendo il nostro interlocutore attivando l’empatia, che consente un salto di qualità nella relazione.

6. Ora è possibile il dialogo, uno scambio in cui non ci sono più le barriere del pregiudizio, della proiezione, in cui all’altro viene riconosciuta la dignità di essere anche lui un “intero e vasto mondo altro” con cui scambiare, esperienze, conoscenze e punti di vista diversi.

7. E il passo successivo è l’interazione, la sinergia, la co-creazione, in cui ognuno darà il suo diverso contributo nel pieno rispetto della sua natura individuale e degli obiettivi comuni.

Stare insieme è un arte e come ogni arte, al di là della predisposizione personale, può essere imparata, allenata ed espressa. Con risultati, con soddisfazione, con gioia.

(Tratto da: Marcella Danon, Networking Planet, Manuale pratico di intelligenza ecologica, prossima pubblicazione)

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