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Scrittori in azienda

di enrico ratto - pubblicato in libri ebook scrittori il 22.02.2010 - 8:46

Vorrei raccogliere delle case history italiane. Questo il tema: scrittori interpellati dalle aziende per scrivere reportage/analisi in forma romanzata dall’interno dell’azienda stessa.

Sto leggendo in queste ore “Una settimana in aeroporto” di Alain de Botton, scrittore svizzero ma ormai londinese a tutti gli effetti, incaricato qualche anno da dalla BAA, azienad che gestisce lo scalo di Heatrow, di trascorrere una settimana all’interno del Terminal 5 e di raccogliere appunti, impressioni, interviste, testimonianze… tutto questo nella massima libertà. Una settimana trascorsa ad una scrivania posta nel nodo principale del Terminal, e ne è nato un reportage sulla vita in aeroporto.

Altro esempio, David Foster Wallace: lui trascorse una settimana su una nave da crociera nei Caraibi, e ne nacque “Una cosa divertente che non farò mai più”. Ma qualcosa di simile è capitato ad Anthony Bourdain, il mitico cuoco newyorkese, che in un capitolo del suo libro “Avventure Agrodolci” racconta l’esperienza di una settimana su una nave da crociera extralusso, dove ex dirigenti, amministratori, uomini di finanza tipicamente americani acquistavano o noleggiavano per lunghi periodi suite, con l’idea di trascorrere la loro “pensione” attorno al mondo, navigando la notte e tracorrendo le giornate in rada delle più esclusive località turistiche.

A voi, al di là delle navi da crociera e degli aeroporti, è mai arrivata voce di scrittori italiani interpellati dalle aziende per un lavoro di questo genere? Che idea vi siete fatti?

Letture tecniche a tutti i costi?

di enrico ratto - pubblicato in libri ebook scrittori il 20.02.2010 - 10:25

Un paio di anni fa avevo ricevuto un libro il cui titolo era più o meno “Letture per manager”, non ricordo bene e non l’ho a portata di mano. Parlava di altro genere di lettura rispetto ai manuali tecnici che professionisti e manager leggono per formare sè stessi e per portare avanti le professioni.

Ebbene, l’anno è cominciato in modo molto intenso, e arrivati al 19 febbraio mi sono reso conto di avere la testa completamente immersa in questioni professionali. Il che non va mai bene. Su twitter la maggior parte delle informazioni che ricevo ed invio riguardano il lavoro, le novità, gli aggiornamenti nel settore di riferimento.

Ieri sera consultavo la mia libreria in cerca di qualcosa di nuovo, quei libri che gli uffici stampa ti mandano, spesso interessanti, ma che poi restano da qualche parte, in attesa di momenti migliori, e di cui in testa se ne ha solo una sintesi. Bene, li ho scartati tutti, con rispetto e stima per gli autori e i loro PR, certo, ma li ho scartati.

Ho tirato fuori un giallo acquistato qualche estate fa, iniziato, lasciato a pagina 80 per ragioni sicuramente pratiche (probabilmente l’estate era finita). Bene, Ed Mc Bain riesce ad essere sempre una grandissima lettura, parla del pannello presenze di Steve Carella all’87° distretto, della squadra Omicidi che non contempla l’assunzione di “neri”, degli stipendi dei detective nella Grande Mela. Ecco qualcosa da cui ricominciare.

Un manuale di wordpress

di enrico ratto - pubblicato in media e notizie il 16.02.2010 - 12:31

Il successo che sta riscontrando in queste ultime ore il nostro invito ai lettori, appassionati, fan, partner, di aprire un blog su Eccellere, ci ha spediti su Google a cercare una guida – semplice – di utilizzo di Word Press, la piattaforma su cui vivono i Blog di Eccellere. Ecco che cosa abbiamo trovato, scaricate pure e diffondete:

Guida Word Press per principianti

In diretta da Forum Digitale 2010

di enrico ratto - pubblicato in eventi il 10.02.2010 - 12:43

Questi sono i miei appunti dall’intervento “I social media per il marketing di oggi: i benefici tangibili del contatto diretto.”
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Perchè paragonare Internet ai media tradizionali ci inganna

di enrico ratto - pubblicato in Rubriche Eccellere il 05.02.2010 - 17:28

Faccio riferimento ad un articolo pubblicato pochi giorni fa su Eccellere, (Internet è uno spazio sociale: ha ancora senso paragonarlo ai media tradizionali? di Stefano Russo, Nielsen).

Perchè, ci si domanda nell’articolo, durante qualunque convegno coloro che sono convinti che nessuno pensi e viva il presente (e il futuro) quanto loro prende la parola e spiega alle aziende (tipici investitori) che non capiscono nulla di investimenti, che l’investimento pubblicitario televisivo è morto, e che è necessario invece investire nel nuovi Media? Perchè torna sempre questo paragone?
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Forum Digitale 2010

di enrico ratto - pubblicato in eventi il 05.02.2010 - 17:13

Mercoledì 10 sarò al Forum della Comunicazione Digitale di Milano, Palazzo Mezzanotte.

Negli ultimi 2 anni il lavoro di molti di noi si è spostato verso il digitale, non dico per quel che riguarda le tecnologie (per questo bisognerebbe dire: negli ultimi 15 anni), e non mi riferisco nemmeno a chi ha scelto di occuparsi di comunicazione digitale, in modo diretto o in modo accademico. No, mi riferisco al lavoro di tutti noi, che comunicatori o meno, professionisti dei più diversi campi, guardandoci indietro di un paio d’anni vediamo che abbiamo virato, giorno dopo giorno, verso il digitale (dall’ecommerce, agli interventi pubblici, alla produzione di contenuti per blog collegati al sito aziendale, alla redazione giornalistica…), e ormai, almeno nel mio caso, più dell’80% del lavoro quotidiano ruota intorno ai bit, non agli atomi.

Torno su iPad…

di enrico ratto - pubblicato in libri ebook scrittori, media e notizie il 29.01.2010 - 20:49

Torno su iPad per una questione un po’ nostalgica. Al di là di critiche più o meno viscerali verso le funzioni o le non funzioni di iPad, e tutti i confronti, quello che un po’ mi rattrista (passatemi il termine, ovvia l’accezione “leggera” del rattristamento, si sta parlando di una tavoletta d’alluminio) è tutto il discorso intorno alle licenze in cui sta cascando Apple. Insomma, Apple stringerà accordi con Bing o con Google, con Amazon o si farà l’ibook store da sola, con Verizon o con At&T, e in Italia con Vodafone o con Tim… penso con un po’ di nostalgia a dieci anni fa, quando gli iMac colorati arancioni, azzurri, erano il massimo perchè facevano il loro dovere, senza pensare alle licenze, alle partnership, agli accordi commerciali: c’erano, certo – Office dentro o fuori il Mac? E Netscape vs Explorer? – ma forse per noi che andavamo a comperare un Mac era lo stesso, sapevamo che era qualcosa di unico (design e semplicità) e di affidabile (non mi si è ancora rotta la fessura del cd del G4, dopo 6 anni). Oggi io stesso mi chiedo se l’accordo con Google salterà – e si farà quello con microsoft – le mie mappe che fine faranno? E se Adobe non aggiornasse più per Mac? Mi sembra ci siano troppi uffici legali intorno a questa tavoletta di alluminio che, in fondo, andrebbe portata a casa con tanta sana passione…

Che ne penso dell’iPad?

di enrico ratto - pubblicato in libri ebook scrittori, media e notizie il 28.01.2010 - 17:20

Sarò molto personale. In una email arrivata questa mattina, Nicolò Occhipinti (il fondatore di Eccellere) mi chiedeva molto semplicemente che ne pensassi dell’iPad. Gli rispondo tramite blog. E’ un commento molto a caldo, che potrà mutare non appena ne prenderò in mano uno e lo accenderò.

Utilizzo un netbook Compaq (quindi mondo PC) da un anno, l’unico PC che abbia mai acquistato, la mia unica (e penso ultima) volta in mondo Windows. Ovvio che un oggetto leggero, da portare sempre con sè in borsa, era quello che aspettavo. Dopo un anno di utilizzo di un netbook mi chiedo però se mi serve davvero un nuovo portatile di piccolissime dimensioni, quando posso avere due strumenti:
- l’iPhone, diciamo così, per le emergenze: controllare la posta senza rispondere o con risposte brevi (la tastiera è quello che è), controllare le notizie sui portali, utilizzare twitter, postare cose brevissime sul blog con le applicazioni wordpress e blogger. Ah, be’, telefonare…
- un Mac serio (un Mac Book 14”?) portatile, in grado di fare tutto ciò che il mio Mac da tavolo dell’ufficio fa.
C’è ancora spazio per un iPad? Da quando utilizzo un netbook ho capito che, nella realtà, il problema di peso non è un reale problema, è un alibi che molti di noi si sono creati per giustificare l’acquisto di un netbook. Il MacBook 14” è trasportabile, è sostenibile in un treno sulle ginocchia, bisogna ricordarselo quando lo si appoggia sul tavolo di una reception, quanto un netbook.

Ma veniamo alle cose teniche: che cosa dovrebbe avere iPad per convincermi che ci vuole qualcosa, una via di mezzo, tra un iPhone (eccellente) e un MacBook (o Air, eccellenti entrambi)?
- l’accensione immediata delle applicazioni: non un lento avvio, classico, da notebook.
- una memoria (hard disk, non ram) pari ad un Mac medio (64 Gb? Il mio iPod ne ha 120 di Gb e dentro ci metto tutta la musica, tutti i podcast e tutto l’archivio fotografico: ho ancora circa 13 Gb liberi. Oggi è poi disponibile l’iPod 160 Gb, appena regalato)
- la possibilità di installare qualsiasi software, anche i classici della Adobe. Nel mio netbook (PC) ho installato Gimp, gestisco con qualche lentezza tutte le immagini e le pubblico. Su iPhone effettivamente le applicazioni di elaborazione immagini sono un po’ misere, un photoshop serio non c’è. Se non posso installare Photoshop, Illustrator, Dreamweaver su iPad, non ha molto senso.
- lettore di ebook che non appesantisca la vista: uno dei meriti di kindle è l’assenza di video luminoso e quindi non stancante per gli occhi. Spesso leggo testi su iPhone, e non è un problema di ampiezza dello schermo (i caratteri sono sufficientemente grandi), il problema grave è la retro-luminosità.
- lasciamo stare la batteria sostituibile, vedo che iPod e iPhone funzionano bene da tempo con la prima batteria, e facilmente saranno superati prima che sia necessario sostituirla.

Tutto questo, considerando l’utilizzo “personale” del device. Penso invece si apriranno grandi possibilità per i cataloghi commerciali di prodotto, non sostenibili sui lettori ebook (sono b/n), difficili da sostenere su normali notebook (c’è sempre quello schermo tra cliente e venditore), con un reale futuro (anche vista la semplicità con cui si scaricano gli aggiornamenti delle App e quindi dei cataloghi) su iPad.

Spero che tutto ciò venga smentito (o le speranze, confermate) non appena ne prenderò in mano uno.

Saper innovare nella vita? E’ in uscita Linchpin di Seth Godin

di enrico ratto - pubblicato in libri ebook scrittori il 21.01.2010 - 9:14

Nova24 pubblica oggi il reportage da New York di Simone Brunozzi (www.brunozzi.it) sulla presentazione del libro di Seth Godin, Linchpin, in uscita il 26 gennaio. I Linchpin “sono quelle persone che nel loro lavoro, nella loro vita, si distinguono dai manager o dai lavoratori, perchè inventano, innovano, “make things happen”, in un mondo sempre più standardizzato e anonimo, sono quelli che possono godere delle maggiori liberà e soddisfazioni”.

Alcuni ottimi spunti dal reportage:
- Seth Godin saluta così, tra il pubblico, il giornalista italiano “Simone, the italian guy?”. Un’espressione, un atteggiamento, che mi ricorda molto l’America, con sana invidia.
- il costo VIP per la presentaizone del libro? 100 dollari.
- l’anteprima del libro per 3000 persone? 30 dollari.

Innovare significa anche generare business (o donazioni, come in questo caso) in maniera differente, indiretta (ricordate Chris Anderson?), in cui ogni valore realmente generato è riconosciuto con un pagamento, e ogni pagamento corrisponde ad un valore realmente generato (ottenere la prima copia del libro, ottenere un posto in prima fila ad una presentazione-performance).

E se le liste twitter servissero a creare reputazione?

di enrico ratto - pubblicato in media e notizie il 19.01.2010 - 14:37

Interessante punto di vista espresso in un post di 123 people, Twitter come indice di reputazione. L’idea è che le liste di Twitter, che tutti noi creiamo per organizziamo i nostri contatti, siccome pubbliche e visitabili da chiunque (se non viene impostata la modalità “privata”) possano diventare un metodo per misurare la reputazione dei nostri “following”, delle persone che abbiamo deciso di seguire.
Prima classificazione: in quale categoria viene inserito il contatto? News, politica, finanza? Un uomo di banca inserito nel 70% dei casi nella lista “politics”, si sarà “posizionato” nel modo corretto?
Seconda classificazione: accanto a chi sono stato inserito? Ognuno di noi crea liste di notizie, magari con aggiornamenti frequenti di timeline, ma che visitiamo raramente, mentre vengono create liste di persone che twittano il giusto e in modo intelligente, interessante, e sui quali focalizziamo la nostra attenzione. In quale compagnia ci hanno messo i nostri followers?


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