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La mia email. La mia visione dell’azienda.

di enrico ratto - pubblicato in imprese il 08.04.2010 - 19:44

Oggi mi è successo questo.
Ero in un’azienda fuori Milano, riunito con il Presidente per valutare e decidere la strada da seguire per riformulare tutti gli indirizzi email aziendali. Breve prologo. Fino ad oggi sono esistite l’azienda abcd srl e l’azienda efgh srl. Da domani nasceranno le aziende ilmn srl e opqr srl. Nei mesi scorsi abbiamo messo a tutto ciò un cappello, una holding chiamata Gruppo CognomePresidente, dopo trent’anni di attività se lo merita.
Dopo nomi e marchi, oggi ragionavamo sui domini e gli indirizzi email.
Le possibilità sul piatto, naturalmente, erano due:
nome.cognome@aziendaabcd.it
nome.cognome@aziendaefgh.it
e così via…
Oppure nome.cognome@gruppocognomepresidente.it

Ovviamente, io propendevo per la seconda possibilità, ma per ora non vi dico il perchè.
Il Presidente, indeciso, chiama per un parere 3 persone: una responsabile amministrativa; un commerciale e un direttore commerciale.
La conversazione era molto rilassata, caffè e acqua minerale sulla scrivania, qualche divagazione su iPad, iPod, iPhone, e così via…

Abbiamo chiesto alle tre persone che cosa avrebbero scelto: affiancare il loro nome a quell  delle singole aziende, o al nome del Gruppo?
Un’amministrativa, un commerciale, un manager.

Ecco, vorrei chiedervi di scrivermi le vostra opinione: non che cosa avreste scelto voi, ma che cosa, secondo voi, hanno scelto le tre persone in base ai loro ruoli e prospettiva dell’azienda.

Dalle loro reazioni, ne ho tratto un insegnamento di sociologia aziendale e una teoria. Vorrei conoscere la vostra.

Per brevità chiamato Twitter…

di enrico ratto - pubblicato in Uncategorized il 19.03.2010 - 20:57

Non vorrei aggiungere un contributo personale all’eterna discussione twitter vs facebook: chi tra i due è meglio, perchè lo usi, chi vince. Mi concedo non più di trenta righe, per non rischiare, dopo di chè il testo sarà troncato, non ci saranno “tiny url” a risolvermi il problema…

Innanzitutto, non ci sono spiegazioni utilitaristiche o alta strategia di comunicazione: Facebook è più privato, Linkedin più business, Twitter è privato se ne fai un uso privato, è business se ci lavori… mi sembrano argomentazioni non tanto geek, quanto geek in malafede… E’ una questione istintiva, come dev’essere per questo genere di cose: se prendo in mano l’iPhone e ho voglia di comunicare qualcosa ad altre persone, lo faccio più volentieri con Twitter, tutto qui, è una scelta che si concretizza in mezzo secondo. Non penso, ogni volta, se siano più business-oriented o più friend-oriented le quattro righe che sto per scrivere, queste sono cose da manuali, non da vita vissuta…

Facebook è un fiume in piena totalmente inquinato da una scia di immagini istantanee sfuocate e caricate di traverso, raccolte di album, regali-spam, video amatoriali privi ogni qualità, post continui di materiale che trovi ovunque in rete…
Non che twitter non lo sia, ma non mi è ancora mai capitato di trovarmi l’intera timeline con post totalmente spazzatura, forse nessuno si sogna di farlo, o viene relegato in una lista che non si scorre mai: quei pochi secondi su twitter sono spesi decisamente meglio, lo spam è tenuto sotto controllo, si auto-isola.

Secondo: i commenti. D’accordo l’interazione continua, ma capita di scrivere qualcosa e di non avere alcuna voglia che questa cosa venga commentata, che qualcuno possa dire “mi piace” o “non mi piace” senza pensarci più di una frazione di secondo. Tempo fa cliccai  per errore su “partecipo” ad un evento, la notizia apparve sul mio profilo FB e un’amica cliccò su “mi piace”: lei apprezzava la mia partecipazione a qualcosa a cui io stesso mai avrei partecipato.
Su Twitter ci sono i Retweet, un altro pianeta. Un endorsment reale, più selettivo e di qualità rispettto al “mi piace” privo di senso…

Terzo: ci si può permettere di non usare la lingua italiana, si parla come i robot: vista mostra Triennale,bella,andate. E’ il sogno di tutti i comunicatori. E’ la forma di lingua italiana più vicina alla brevità anglosassone: via preposizioni, avverbi, pronomi, congiungizioni, e la frase fila via lo stesso…

Chi ci insegna a trovare i soci giusti?

di enrico ratto - pubblicato in imprese il 19.03.2010 - 10:08

Questa mattina ragionavo ad alta voce, in auto (da solo), sulla quantità di email che arrivano ogni giorno su corsi di formazione, coaching, strategie elevatissime di management. In realtà, da qualche tempo, ricevo anche molto materiale sulle start up. Forse perchè, nel tempo, ho disattivato (mi sono reso irreperibile) per qualunque notizie sui suddetti temi, e ho canalizzato le mie fonti su cose più interessanti e stimolanti. O forse perchè in Italia iniziano a nascere seri venture capitalist (e non banche mascherate), persino Joi Ito transita più spesso in territorio italiano, e il tema inizia a farsi sentire.

Ma mi domandavo: chi ci insegna a trovare i soci giusti? Parliamo di business plan, di costi, margini, forniture, mercati, parliamo persino delle risorse umane da impiegare nei vari rami dell’azienda che nascerà. Ma il socio? I soci? Le persone che ci accompagneranno in questa esperienza, come sceglierli? E’ come pianificare un matrimonio partendo dalla metratura dell’appartamento.

Non ho risposta, se non l’istinto, sarebbe bello che qualcuno mi spiegasse se esiste una ricetta, una matrice risolutiva, o se si debba andare avanti sul piano umano, istintivo.

In Italia esistono nativi digitali?

di enrico ratto - pubblicato in media e notizie il 22.02.2010 - 14:42

Da un paio di settimane si discute tra pro e contro “Nativi Digitali”, per capirci, giovanissimi che a due anni hanno digitato la parola “papà” e oggi sono pagati per scrivere-scrivere-scrivere sugli spazi web di aziende, blog, social network. In particolare, tutto andava a gonfie vele finchè non si è scoperto che Daniel Brusilvsky, nativo digitale americano, anzichè accontentarsi dei 30/40.000 dollari l’anno per la sua presenza sul web, ha chiesto Apple Air in cambio di recensioni sulla bibbia, Tech Crunch.

Tutto filava liscio, Daniel era stato invitato anche a Capitale Digitale, Roma, finchè Marco Massarotto, tra i più influenti blogger italiani, non ha chiesto pubblicamente di abbassare i riflettori su questi Nativi Micidiali. Dall’altra parte, Riccardo Luna, direttore di Wired Italia, risponde che per un bambino beccato con le mani nella marmellata, ci sono migliaia di giovani “cervelli digitali” in grado di scrivere ed innovare, per il bene di tutti noi.

Quello che mi sto chiedendo, ancora una volta per capire se i casi concreti debbano essere importati dalla San Francisco Bay, è quanto è reale in Italia il fenomeno dei nativi digitali. Conoscete aziende che utilizzano giovanissimi consulenti? Conoscete strutture, enti, associazioni, che si affidano all’intuito di un Nativo Digitale?

Scrittori in azienda

di enrico ratto - pubblicato in libri ebook scrittori il 22.02.2010 - 8:46

Vorrei raccogliere delle case history italiane. Questo il tema: scrittori interpellati dalle aziende per scrivere reportage/analisi in forma romanzata dall’interno dell’azienda stessa.

Sto leggendo in queste ore “Una settimana in aeroporto” di Alain de Botton, scrittore svizzero ma ormai londinese a tutti gli effetti, incaricato qualche anno da dalla BAA, azienad che gestisce lo scalo di Heatrow, di trascorrere una settimana all’interno del Terminal 5 e di raccogliere appunti, impressioni, interviste, testimonianze… tutto questo nella massima libertà. Una settimana trascorsa ad una scrivania posta nel nodo principale del Terminal, e ne è nato un reportage sulla vita in aeroporto.

Altro esempio, David Foster Wallace: lui trascorse una settimana su una nave da crociera nei Caraibi, e ne nacque “Una cosa divertente che non farò mai più”. Ma qualcosa di simile è capitato ad Anthony Bourdain, il mitico cuoco newyorkese, che in un capitolo del suo libro “Avventure Agrodolci” racconta l’esperienza di una settimana su una nave da crociera extralusso, dove ex dirigenti, amministratori, uomini di finanza tipicamente americani acquistavano o noleggiavano per lunghi periodi suite, con l’idea di trascorrere la loro “pensione” attorno al mondo, navigando la notte e tracorrendo le giornate in rada delle più esclusive località turistiche.

A voi, al di là delle navi da crociera e degli aeroporti, è mai arrivata voce di scrittori italiani interpellati dalle aziende per un lavoro di questo genere? Che idea vi siete fatti?

Letture tecniche a tutti i costi?

di enrico ratto - pubblicato in libri ebook scrittori il 20.02.2010 - 10:25

Un paio di anni fa avevo ricevuto un libro il cui titolo era più o meno “Letture per manager”, non ricordo bene e non l’ho a portata di mano. Parlava di altro genere di lettura rispetto ai manuali tecnici che professionisti e manager leggono per formare sè stessi e per portare avanti le professioni.

Ebbene, l’anno è cominciato in modo molto intenso, e arrivati al 19 febbraio mi sono reso conto di avere la testa completamente immersa in questioni professionali. Il che non va mai bene. Su twitter la maggior parte delle informazioni che ricevo ed invio riguardano il lavoro, le novità, gli aggiornamenti nel settore di riferimento.

Ieri sera consultavo la mia libreria in cerca di qualcosa di nuovo, quei libri che gli uffici stampa ti mandano, spesso interessanti, ma che poi restano da qualche parte, in attesa di momenti migliori, e di cui in testa se ne ha solo una sintesi. Bene, li ho scartati tutti, con rispetto e stima per gli autori e i loro PR, certo, ma li ho scartati.

Ho tirato fuori un giallo acquistato qualche estate fa, iniziato, lasciato a pagina 80 per ragioni sicuramente pratiche (probabilmente l’estate era finita). Bene, Ed Mc Bain riesce ad essere sempre una grandissima lettura, parla del pannello presenze di Steve Carella all’87° distretto, della squadra Omicidi che non contempla l’assunzione di “neri”, degli stipendi dei detective nella Grande Mela. Ecco qualcosa da cui ricominciare.

Un manuale di wordpress

di enrico ratto - pubblicato in media e notizie il 16.02.2010 - 12:31

Il successo che sta riscontrando in queste ultime ore il nostro invito ai lettori, appassionati, fan, partner, di aprire un blog su Eccellere, ci ha spediti su Google a cercare una guida – semplice – di utilizzo di Word Press, la piattaforma su cui vivono i Blog di Eccellere. Ecco che cosa abbiamo trovato, scaricate pure e diffondete:

Guida Word Press per principianti

In diretta da Forum Digitale 2010

di enrico ratto - pubblicato in eventi il 10.02.2010 - 12:43

Questi sono i miei appunti dall’intervento “I social media per il marketing di oggi: i benefici tangibili del contatto diretto.”
Leggi…

Perchè paragonare Internet ai media tradizionali ci inganna

di enrico ratto - pubblicato in Rubriche Eccellere il 05.02.2010 - 17:28

Faccio riferimento ad un articolo pubblicato pochi giorni fa su Eccellere, (Internet è uno spazio sociale: ha ancora senso paragonarlo ai media tradizionali? di Stefano Russo, Nielsen).

Perchè, ci si domanda nell’articolo, durante qualunque convegno coloro che sono convinti che nessuno pensi e viva il presente (e il futuro) quanto loro prende la parola e spiega alle aziende (tipici investitori) che non capiscono nulla di investimenti, che l’investimento pubblicitario televisivo è morto, e che è necessario invece investire nel nuovi Media? Perchè torna sempre questo paragone?
Leggi…

Forum Digitale 2010

di enrico ratto - pubblicato in eventi il 05.02.2010 - 17:13

Mercoledì 10 sarò al Forum della Comunicazione Digitale di Milano, Palazzo Mezzanotte.

Negli ultimi 2 anni il lavoro di molti di noi si è spostato verso il digitale, non dico per quel che riguarda le tecnologie (per questo bisognerebbe dire: negli ultimi 15 anni), e non mi riferisco nemmeno a chi ha scelto di occuparsi di comunicazione digitale, in modo diretto o in modo accademico. No, mi riferisco al lavoro di tutti noi, che comunicatori o meno, professionisti dei più diversi campi, guardandoci indietro di un paio d’anni vediamo che abbiamo virato, giorno dopo giorno, verso il digitale (dall’ecommerce, agli interventi pubblici, alla produzione di contenuti per blog collegati al sito aziendale, alla redazione giornalistica…), e ormai, almeno nel mio caso, più dell’80% del lavoro quotidiano ruota intorno ai bit, non agli atomi.