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	<title>Blog di Enrico Ratto</title>
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		<title>Eugea cerca agenti e distributori per l&#8217;estero</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 09:21:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enrico ratto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riprendo in questo spazio la richiesta di Paola Bonomo dal suo blog perchè la trovo molto interessante, una di quelle cose a cui, se possibile, è utile dare una mano.
Questo mese, circa sei  mesi dopo che ve l&#8217;avevo annunciato, l&#8217;università di Bologna ha  ceduto la sua quota in Eugea (Ecologia Urbana Giardini e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riprendo in questo spazio la richiesta di <a href="http://www.eccellere.com/public/rubriche/capitanidimpresa/intervista_a_paola_bonomo-181.asp">Paola Bonomo</a> dal suo <a href="http://livepaola.blogspot.com">blog</a> perchè la trovo molto interessante, una di quelle cose a cui, se possibile, è utile dare una mano.</p>
<p><em>Questo mese, circa <a href="http://livepaola.blogspot.com/2009/12/un-mondo-migliore-passa-anche-per-le.html">sei  mesi dopo che ve l&#8217;avevo annunciato</a>, l&#8217;università di Bologna ha  ceduto la sua quota in <a href="http://www.eugea.it/">Eugea</a> (Ecologia Urbana Giardini e Ambiente) e alcuni soci di Italian Angels  for Growth, tra cui io, sono entrati nella compagine societaria, con  l&#8217;obiettivo di sostenere questa bellissima iniziativa nella sua crescita  in Italia e all&#8217;estero.</em></p>
<div><em>E proprio per l&#8217;estero  (in primis Germania, UK, Paesi nordici) Eugea cerca agenti e  distributori. Occorre stabilire rapporti commerciali con le librerie; i  negozi di prodotti naturali/biologici; i negozi di giocattoli  intelligenti/educational; i centri di giardinaggio; e i grandi magazzini  un po&#8217; chic, che vogliano proporre alla clientela &#8220;la biodiversità in  città&#8221;.</em></div>
<div><em>Chi ha i contatti giusti mi faccia  sapere; ogni suggerimento è benvenuto.</em><a href="http://livepaola.blogspot.com/2010/06/eugea-lecologia-urbana-dallitalia-al.html"></p>
<p>Trovate il contenuto orginale qui.</a></div>
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		<title>Alcune riflessioni (pratiche) sugli effetti della crisi</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 14:06:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enrico ratto</dc:creator>
				<category><![CDATA[imprese]]></category>

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		<description><![CDATA[Non aspettatevi lezioni accademiche di economia. Scrivo questo post sulla base di molte testimonianze raccolte (e vissute) tra le piccole e medie imprese italiane. Ecco due aspetti della crisi:
- i fornitori, gli importatori in particolare, non hanno nulla a magazzino. Ci sono aziende innovative, in grado di mantenere quote di mercato e, in alcuni casi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non aspettatevi lezioni accademiche di economia. Scrivo questo post sulla base di molte testimonianze raccolte (e vissute) tra le piccole e medie imprese italiane. Ecco due aspetti della crisi:</p>
<p>- i fornitori, gli importatori in particolare, non hanno nulla a magazzino. Ci sono aziende innovative, in grado di mantenere quote di mercato e, in alcuni casi, crescere. Ma non riescono a far funzionare il ciclo degli approvvigionamenti del prodotto, non c&#8217;è tempestività. Alcune aziende sono costrette a supportare finanziariamente l&#8217;importatore, pagando in anticipo affinchè il fornitore riesca ad acquistare i macchinari. Gran parte del commercio si basa su business finanziari (poter acquistare in anticipo per rivendere nel tempo), e se non c&#8217;è solidità finanziaria delle aziende, il meccanismo si interrompe.</p>
<p>- prezzi: ci sono due tipi di reazione ai momenti di crisi. Aumentare i prezzi o diminuirli. E&#8217; evidente che al crescere della competizione (anche su fronti internazionali) i prodotti/servizi subiscono deflazione continua. Nel settore tecnologico ciò rappresenta la normalità (legge di Moore). Si tratta di saper rinnovare i servizi, o la gamma prodotti, in modo da anticipare sempre la deflazione, e continuare a nuotare sulla parte alta dell&#8217;onda. Alcune aziende hanno capito questo meccanismo deflattivo, e lo hanno anticipato. Il loro fatturato è rimasto invariato. Altre, non lo hanno capito, e allora reagiscono: le unità di servizi e dei prodotti venduti diminuiscono, e l&#8217;azienda aumenta incredibilmente il &#8220;prezzo unitario&#8221;, sperando di mantenere in pareggio il fatturato. E&#8217; evidente come questo sia un meccanismo di brevissimo periodo.</p>
<p>Entrambe le reazioni sono dovute allo stress, all&#8217;improvvisazione, alla scarsa propensione al cambiamento. Le PMI sono più soggette, rispetto alle grandi aziende, allo stress: le reti di protezione sono minime, e il fatturato è molto più sensibile ai piccoli cambiamenti.</p>
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		<title>Farsi trovare sul web: un incontro (tutto sommato, ancora non scontato) per le aziende</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 13:46:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enrico ratto</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Lunedì 5 luglio 2010 dalle 18:30 alle 20:00 Enrico Ratto parlerà ad un gruppo di imprenditori sulle tecniche e gli strumenti a disposizione per essere trovati sul web. L&#8217;incontro è inserito all&#8217;interno del ciclo &#8220;Conversazioni  sulla Comunicazione&#8221; organizzato da DCNC.
Fatti trovare sul web
I motori di ricerca, e Google in particolare, rappresentano la principale fonte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lunedì 5 luglio 2010 dalle 18:30 alle 20:00 Enrico Ratto parlerà ad un gruppo di imprenditori sulle tecniche e gli strumenti a disposizione per essere trovati sul web. L&#8217;incontro è inserito all&#8217;interno del ciclo <a href="http://www.dcnc.it/2010062392/Comunicazione/conversazioni-sulla-comunicazione.html" target="_blank">&#8220;Conversazioni  sulla Comunicazione&#8221;</a> organizzato da <a href="http://www.dcnc.it" target="_blank">DCNC</a>.</p>
<p><a href="http://www.cplweb.it/20100623637/blog-cpl/cpl-notizie/fatti-trovare-sul-web/menu-id-1019.html" target="_blank"><strong>Fatti trovare sul web</strong></a><br />
I motori di ricerca, e Google in particolare, rappresentano la principale fonte di arrivo di visitatori al nostro sito. In questo incontro Enrico Ratto (esperto di SEO, Search Engine Optimization, ed <a href="http://www.cplweb.it">e-commerce dell&#8217;agenzia CPL</a>) illustrerà nella pratica come funzionano e soprattutto quali strategie concrete adottare per rendere maggiormente interessante il proprio sito aziendale (vetrina o di ecommerce) ai navigatori e ai clienti.</p>
<p><em>L&#8217;incontro è gratuito e aperto a tutti. </em></p>
<p>L&#8217;incontro si svolgerà presso la<br />
<em>Sala Polivalente Origami, via San Martino 21r, Genova</em></p>
<p>Per iscriverti invia una mail a <a href="mailto:info@dcnc.it">info@dcnc.it.</a></p>
<p>Leggi il calendario completo delle <a href="http://www.dcnc.it/2010062392/Comunicazione/conversazioni-sulla-comunicazione.html" target="_blank">&#8220;Conversazioni sulla Comunicazione&#8221;</a> organizzate da <a href="http://www.dcnc.it" target="_blank">DCNC</a>.</p>
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		<title>Comunicazione sanitaria a Genova, Ospedale Galliera, 11 giugno 2010</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jun 2010 14:08:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enrico ratto</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Una giornata all&#8217;insegna di case history di eccellenza nella comunicazione  in ambito sanitario. 
Venerdì 11 giugno 2010, a partire  dalle 9, all&#8217;Ospedale Galliera si parlerà di progetti e iniziative per  migliorare la comunicazione nella sanità. L&#8217;evento è promosso da Ferpi  Liguria (Federazione Relazioni Pubbliche Italiana) e Ospedale Galleria.
Parteciperanno  media specializzati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una giornata all&#8217;insegna di case history di eccellenza nella <strong>comunicazione  in ambito sanitario. </strong><br />
Venerdì 11 giugno 2010, a partire  dalle 9, all&#8217;Ospedale Galliera si parlerà di progetti e iniziative per  migliorare la comunicazione nella sanità. L&#8217;evento è promosso da Ferpi  Liguria (Federazione Relazioni Pubbliche Italiana) e Ospedale Galleria.<br />
Parteciperanno  media specializzati a livello nazionale, per la presentazione delle  rubriche dedicate alla sanità. A coordinare la mattinata, il Prof. Marco  Stancati, docente all&#8217;Università La Sapienza, Roma, collaboratore di Eccelere, membro del <a href="http://www.eccellere.com/ComitatoScientifico.asp" target="_blank">nostro comitato scientifico</a>.</p>
<a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.blogeccellere.com%2Fenricoratto%2F2010%2F06%2Fcomunicazione-sanitaria-a-genova-ospedale-galliera-11-giugno-2010%2F&amp;linkname=Comunicazione%20sanitaria%20a%20Genova%2C%20Ospedale%20Galliera%2C%2011%20giugno%202010">Condividi</a>]]></content:encoded>
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		<title>Project Management: quali le principali ragioni di insuccesso?</title>
		<link>http://www.blogeccellere.com/enricoratto/2010/04/project-management-quali-le-principali-ragioni-di-insuccesso/</link>
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		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 10:01:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enrico ratto</dc:creator>
				<category><![CDATA[imprese]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho ricevuto ieri da Hoepli il libro di Antonello Bove &#8220;Project Management: la metodologia dei 12 step&#8221;. Un manuale di cui ho letto la prima metà durante la notte e questa mattina, un manuale davvero utile, chiaro, poca accademia e molti casi pratici, anzi tutto sommato un giusto mezzo tra metodo e pratica.
Un dato: tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho ricevuto ieri da Hoepli il libro di Antonello Bove <a href="http://www.hoepli.it/libro/project-management-la-metodologia-dei-12-step.asp?ib=9788820339708&amp;pc=000005003015000" target="_blank">&#8220;Project Management: la metodologia dei 12 step&#8221;</a>. Un manuale di cui ho letto la prima metà durante la notte e questa mattina, un manuale davvero utile, chiaro, poca accademia e molti casi pratici, anzi tutto sommato un giusto mezzo tra metodo e pratica.</p>
<p>Un dato: tra il 1994 e il 2004 sono stati analizzati negli Stati Uniti alcune migliaia di progetti. Il 29% si è concluso con successo; il 71% si è concluso fuori budget, o per ragioni di costo o per ragioni di tempo.</p>
<p>Mi piacerebbe conoscere alcuni limiti della nostra pratica quotidiana di project management. Per esempio, personalmente ho seguito alcuni progetti in cui gli strumenti tecnologici erano inadeguati a gestire il team, i milestone, i budget. Con conseguente perdita di tempo, di informazioni, di spirito di team.<br />
Altri casi, in cui le informazioni, le fonti, non erano condivise. Per cui l&#8217;obiettivo comune veniva perso nel tempo, poichè le competenze del team, le informazioni sul progetto e su tutto ciò che gli stava intorno, non avanzavano in sincronia. Per i progetti web, micro-progetti, questo è un fattore su cui porre molta attenzione: sviluppatori, grafici, esperti SEO, responsabili commerciali, devono condividere informazioni in continuo mutamento.</p>
<p>Quali problemi avete riscontrato voi? Non importa che fossero macro-progetti e team strutturati, o micro-progetti con team di 4 persone. Sono curioso, poi magari faremo avere i risultati ad Antonello Bove, che sicuramente sarà intervistato per Eccellere nelle prossime settimane.</p>
<a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.blogeccellere.com%2Fenricoratto%2F2010%2F04%2Fproject-management-quali-le-principali-ragioni-di-insuccesso%2F&amp;linkname=Project%20Management%3A%20quali%20le%20principali%20ragioni%20di%20insuccesso%3F">Condividi</a>]]></content:encoded>
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		<title>La fonte del #volcanicash</title>
		<link>http://www.blogeccellere.com/enricoratto/2010/04/la-fonte-del-volcanicash/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 18:56:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enrico ratto</dc:creator>
				<category><![CDATA[media e notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Sto seguendo da vicino le notizie sul vulcano islandese: domattina alle 13 avrei un volo per Londra, questa mattina ho cercato le fonti meno rumorose per capire la situazione.
Non è una classifica di chi è stato più bravo a comunicare, ma solo alcune considerazioni libere, quando ancora non so se stanotte questa nube starà al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sto seguendo da vicino le notizie sul vulcano islandese: domattina alle 13 avrei un volo per Londra, questa mattina ho cercato le fonti meno rumorose per capire la situazione.</p>
<p>Non è una classifica di chi è stato più bravo a comunicare, ma solo alcune considerazioni libere, quando ancora non so se stanotte questa nube starà al di qua o al di là delle Alpi.</p>
<p>Questa mattina presto ho cercato su Twitter le fonti migliori: @boeingairplanes @heathrow_airoport e @gatwick_airport alle 6.30 di venerdì scrivevano con massimo rigore (140 caratteri sono sufficienti) la situazione: aeroporti chiusi fino alle 19 (orario poi posticipato alle 7 di domattina), non andare in aeroporto, vi faremo sapere con il prossimo aggiornamento delle 8.30. @heathrow_airport addirittura rispondeva (@gino @enrico @mark) a vari messaggi personali, scrivendo di avere pazienza, che prima o poi sarebbero potuti partire per le vacanze, o per il viaggio d&#8217;affari.</p>
<p>L&#8217;hastag #volcanicash è stato utile, ma c&#8217;è stato qualche rumore di fondo, persone più interessate all&#8217;atmosfera in Islanda che non alla situazione dei voli, forse definire un ashtag più ristretto sarebbe stato utile.</p>
<p>Il sito RyanAir è stato molto aggiornato, molto più preciso di Alitalia e Air France, usciti in Home Page con una notizia sulla nube, ma nulla di più su biglietti, voli cancellati, rimborsi. RayanAir ha invece focalizzato l&#8217;attenzione sull&#8217;assistenza ai passeggeri.</p>
<p>Queste sono state le mie fonti, più qualche incursione su corriere.it e repubblica.it, in cui però si notava l&#8217;immenso divario: notizia relegata in decima posizione già dalla tarda mattinata (in Italia vende la politica, non la vita reale), orari imprecisi (del tipo &#8220;aeroporti chiusi almeno altre 48 ore&#8221;: da quando? le notizie certo, magari prorogatelo col passare del tempo, ma che siano le 7 o le 13); folklore con interviste poco utili ai viaggiatori in partenza.</p>
<p>Mi hanno infine raccontato del Tg1, e qui non vorrei fare della retorica: grandi imprecisioni, però per chi raccontava la televisione era l&#8217;unica fonte, sui rimborsi, grandi confusioni sui biglietti prenotati tramite agenzia o direttamente on line (e le agenzie on line? troppi distinguo, meglio semplificare?), molto dramma e poca informazione.</p>
<p>Ragionavo poco fa su un comune denominatore a tutte le mie fonti, e sulla differenza con chi ha appreso gli aggiornamenti tramite Tv o Radio. Per caso, per inclinazione personale, per abitudine, le mie fonti erano pressochè primarie, dirette. Ma non è stato necessaria alcuna entratura tra i controllori di volo o tra il top management delle compagnie aeree, è bastato individuare un ashtag, un avatar twitter e qualche indirizzo www. Chi mi ha raccontato del Tg, aveva solo notizie da fonti indirette, mediate, interpretate.<br />
Questo è il bello degli apparecchi che ci portiamo dietro, e a cui, fortunatamente, ci stiamo abituando ogni giorno di più.</p>
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		<item>
		<title>La mia email. La mia visione dell&#8217;azienda.</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 18:44:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enrico ratto</dc:creator>
				<category><![CDATA[imprese]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi mi è successo questo.
Ero in un&#8217;azienda fuori Milano, riunito con il Presidente per valutare e decidere la strada da seguire per riformulare tutti gli indirizzi email aziendali. Breve prologo. Fino ad oggi sono esistite l&#8217;azienda abcd srl e l&#8217;azienda efgh srl. Da domani nasceranno le aziende ilmn srl e opqr srl. Nei mesi scorsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi mi è successo questo.<br />
Ero in un&#8217;azienda fuori Milano, riunito con il Presidente per valutare e decidere la strada da seguire per riformulare tutti gli indirizzi email aziendali. Breve prologo. Fino ad oggi sono esistite l&#8217;azienda abcd srl e l&#8217;azienda efgh srl. Da domani nasceranno le aziende ilmn srl e opqr srl. Nei mesi scorsi abbiamo messo a tutto ciò un cappello, una holding chiamata Gruppo CognomePresidente, dopo trent&#8217;anni di attività se lo merita.<br />
Dopo nomi e marchi, oggi ragionavamo sui domini e gli indirizzi email.<br />
Le possibilità sul piatto, naturalmente, erano due:<br />
nome.cognome@aziendaabcd.it<br />
nome.cognome@aziendaefgh.it<br />
e così via&#8230;<br />
Oppure nome.cognome@gruppocognomepresidente.it</p>
<p>Ovviamente, io propendevo per la seconda possibilità, ma per ora non vi dico il perchè.<br />
Il Presidente, indeciso, chiama per un parere 3 persone: una responsabile amministrativa; un commerciale e un direttore commerciale.<br />
La conversazione era molto rilassata, caffè e acqua minerale sulla scrivania, qualche divagazione su iPad, iPod, iPhone, e così via&#8230;</p>
<p>Abbiamo chiesto alle tre persone che cosa avrebbero scelto: affiancare il loro nome a quell  delle singole aziende, o al nome del Gruppo?<br />
Un&#8217;amministrativa, un commerciale, un manager.</p>
<p>Ecco, vorrei chiedervi di scrivermi le vostra opinione: non che cosa avreste scelto voi, ma che cosa, secondo voi, hanno scelto le tre persone in base ai loro ruoli e prospettiva dell&#8217;azienda.</p>
<p>Dalle loro reazioni, ne ho tratto un insegnamento di sociologia aziendale e una teoria. Vorrei conoscere la vostra.</p>
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		<title>Per brevità chiamato Twitter&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 19:57:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enrico ratto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Non vorrei aggiungere un contributo personale all&#8217;eterna discussione twitter vs facebook: chi tra i due è meglio, perchè lo usi, chi vince. Mi concedo non più di trenta righe, per non rischiare, dopo di chè il testo sarà troncato, non ci saranno &#8220;tiny url&#8221; a risolvermi il problema&#8230;
Innanzitutto, non ci sono spiegazioni utilitaristiche o alta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non vorrei aggiungere un contributo personale all&#8217;eterna discussione twitter vs facebook: chi tra i due è meglio, perchè lo usi, chi vince. Mi concedo non più di trenta righe, per non rischiare, dopo di chè il testo sarà troncato, non ci saranno &#8220;tiny url&#8221; a risolvermi il problema&#8230;</p>
<p>Innanzitutto, non ci sono spiegazioni utilitaristiche o alta strategia di comunicazione: Facebook è più privato, Linkedin più business, Twitter è privato se ne fai un uso privato, è business se ci lavori&#8230; mi sembrano argomentazioni non tanto geek, quanto geek in malafede&#8230; E&#8217; una questione istintiva, come dev&#8217;essere per questo genere di cose: se prendo in mano l&#8217;iPhone e ho voglia di comunicare qualcosa ad altre persone, lo faccio più volentieri con Twitter, tutto qui, è una scelta che si concretizza in mezzo secondo. Non penso, ogni volta, se siano più business-oriented o più friend-oriented le quattro righe che sto per scrivere, queste sono cose da manuali, non da vita vissuta&#8230;</p>
<p>Facebook è un fiume in piena totalmente inquinato da una scia di immagini istantanee sfuocate e caricate di traverso, raccolte di album, regali-spam, video amatoriali privi ogni qualità, post continui di materiale che trovi ovunque in rete&#8230;<br />
Non che twitter non lo sia, ma non mi è ancora mai capitato di trovarmi l&#8217;intera timeline con post totalmente spazzatura, forse nessuno si sogna di farlo, o viene relegato in una lista che non si scorre mai: quei pochi secondi su twitter sono spesi decisamente meglio, lo spam è tenuto sotto controllo, si auto-isola.</p>
<p>Secondo: i commenti. D&#8217;accordo l&#8217;interazione continua, ma capita di scrivere qualcosa e di non avere alcuna voglia che questa cosa venga commentata, che qualcuno possa dire &#8220;mi piace&#8221; o &#8220;non mi piace&#8221; senza pensarci più di una frazione di secondo. Tempo fa cliccai  per errore su &#8220;partecipo&#8221; ad un evento, la notizia apparve sul mio profilo FB e un&#8217;amica cliccò su &#8220;mi piace&#8221;: lei apprezzava la mia partecipazione a qualcosa a cui io stesso mai avrei partecipato.<br />
Su Twitter ci sono i Retweet, un altro pianeta. Un endorsment reale, più selettivo e di qualità rispettto al &#8220;mi piace&#8221; privo di senso&#8230;</p>
<p>Terzo: ci si può permettere di non usare la lingua italiana, si parla come i robot: vista mostra Triennale,bella,andate. E&#8217; il sogno di tutti i comunicatori. E&#8217; la forma di lingua italiana più vicina alla brevità anglosassone: via preposizioni, avverbi, pronomi, congiungizioni, e la frase fila via lo stesso&#8230;</p>
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		<title>Chi ci insegna a trovare i soci giusti?</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 09:08:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enrico ratto</dc:creator>
				<category><![CDATA[imprese]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa mattina ragionavo ad alta voce, in auto (da solo), sulla quantità di email che arrivano ogni giorno su corsi di formazione, coaching, strategie elevatissime di management. In realtà, da qualche tempo, ricevo anche molto materiale sulle start up. Forse perchè, nel tempo, ho disattivato (mi sono reso irreperibile) per qualunque notizie sui suddetti temi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa mattina ragionavo ad alta voce, in auto (da solo), sulla quantità di email che arrivano ogni giorno su corsi di formazione, coaching, strategie elevatissime di management. In realtà, da qualche tempo, ricevo anche molto materiale sulle start up. Forse perchè, nel tempo, ho disattivato (mi sono reso irreperibile) per qualunque notizie sui suddetti temi, e ho canalizzato le mie fonti su cose più interessanti e stimolanti. O forse perchè in Italia iniziano a nascere seri venture capitalist (e non banche mascherate), persino Joi Ito transita più spesso in territorio italiano, e il tema inizia a farsi sentire.</p>
<p>Ma mi domandavo: chi ci insegna a trovare i soci giusti? Parliamo di business plan, di costi, margini, forniture, mercati, parliamo persino delle risorse umane da impiegare nei vari rami dell&#8217;azienda che nascerà. Ma il socio? I soci? Le persone che ci accompagneranno in questa esperienza, come sceglierli? E&#8217; come pianificare un matrimonio partendo dalla metratura  dell&#8217;appartamento.</p>
<p>Non ho risposta, se non l&#8217;istinto, sarebbe bello che qualcuno mi spiegasse se esiste una ricetta, una matrice risolutiva, o se si debba andare avanti sul piano umano, istintivo.</p>
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		<title>In Italia esistono nativi digitali?</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 13:42:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enrico ratto</dc:creator>
				<category><![CDATA[media e notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Da un paio di settimane si discute tra pro e contro &#8220;Nativi Digitali&#8221;, per capirci, giovanissimi che a due anni hanno digitato la parola &#8220;papà&#8221; e oggi sono pagati per scrivere-scrivere-scrivere sugli spazi web di aziende, blog, social network. In particolare, tutto andava a gonfie vele finchè non si è scoperto che Daniel Brusilvsky, nativo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da un paio di settimane si discute tra pro e contro &#8220;Nativi Digitali&#8221;, per capirci, giovanissimi che a due anni hanno digitato la parola &#8220;papà&#8221; e oggi sono pagati per scrivere-scrivere-scrivere sugli spazi web di aziende, blog, social network. In particolare, tutto andava a gonfie vele finchè non si è scoperto che Daniel Brusilvsky, nativo digitale americano, anzichè accontentarsi dei 30/40.000 dollari l&#8217;anno per la sua presenza sul web, ha chiesto Apple Air in cambio di recensioni sulla bibbia, Tech Crunch.</p>
<p>Tutto filava liscio, Daniel era stato invitato anche a Capitale Digitale, Roma, finchè<a href="http://marcomassarotto.com/2010/02/06/nativi-micidiali-a-16-anni-gia-chiedono-di-essere-pagati-per-fare-un-post/"> Marco Massarotto</a>, tra i più influenti blogger italiani, non ha chiesto pubblicamente di abbassare i riflettori su questi Nativi Micidiali. Dall&#8217;altra parte, Riccardo Luna, direttore di Wired Italia, risponde che per un bambino beccato con le mani nella marmellata, ci sono migliaia di giovani &#8220;cervelli digitali&#8221; in grado di scrivere ed innovare, per il bene di tutti noi.</p>
<p>Quello che mi sto chiedendo, ancora una volta per capire se i casi concreti debbano essere importati dalla San Francisco Bay, è quanto è reale in Italia il fenomeno dei nativi digitali. Conoscete aziende che utilizzano giovanissimi consulenti? Conoscete strutture, enti, associazioni, che si affidano all&#8217;intuito di un Nativo Digitale?</p>
<a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.blogeccellere.com%2Fenricoratto%2F2010%2F02%2Fin-italia-esistono-nativi-digitali%2F&amp;linkname=In%20Italia%20esistono%20nativi%20digitali%3F">Condividi</a>]]></content:encoded>
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