Crisi e lavoro: le due facce della medaglia.
La particolare congiuntura sociale ed economica che viviamo, mai come prima ha avvicinato i vocaboli “crisi” e “lavoro”, che ci troviamo quotidianamente a pronunciare nei nostri discorsi, quasi fossero diventati parte di una nuova locuzione linguistica.
Spesso il linguaggio non coglie altro che una realtà, un fatto che accade; d’altro canto il refrain “crisi del lavoro” ripetuto e onnipresente genera uno strano fenomeno di enfatizzazione del reale, per cui si producono alcuni effetti psicologici che hanno poco o nulla a che fare con cause e ragioni realmente esistenti.
Quando il problema del lavoro, già per sua stessa natura centrale nella vita dell’uomo, diventa così urgente e sentito, la tentazione di chi non ne possiede uno è quella di puntare al ribasso. Mai come oggi il rischio di chi cerca un impiego, specialmente se è il primo, è quello di porsi nell’atteggiamento del “lavorare per lavorare”, del “basta che sia un impiego”.
La ricerca del lavoro “purchessia” non può che condurre a risultati deludenti; se non si sa ciò che si vuole spesso non si sa nemmeno dove e come cercare, si rischia di non riconoscere il lavoro giusto quando lo si trova e si collezionano pessime figure ai colloqui di lavoro.
Allora, prima di evocare le avverse cause esterne economiche, finanziare, sociali, è fondamentale riportare il fuoco in primo luogo su sè stessi, esaminando onestamente le proprie capacità, competenze e aspirazioni.
Così un laureato in Giurisprudenza che si ponga l’obiettivo della carriera forense non può limitarsi a cercare un lavoro, ma dovrà e potrà porsi seriamente degli interrogativi/imperativi, “cerco lavoro come avvocato penalista, civilista, specializzato in diritto di famiglia o in diritto del lavoro?”, “quale città offre maggiori opportunità per le mie aspirazioni? meglio concentrare la ricerca sulle offerte di lavoro a Torino, Milano e nelle grandi città”, senza essere considerato un illuso ambizioso o uno schizzinoso.
Allo stesso modo, una persona con esperienza, ad esempio nel campo della gestione e organizzazione del personale, può legittimamente non accontentarsi e aspirare ad un avanzamento di carriera, valutando un’offerta di lavoro come dirigente delle risorse umane, incontrando una richiesta sempre più importante sul mercato del lavoro.
Allora, anche chi un impiego già lo ha, ma decide di provare a cambiarlo, chi non si accontenta e punta a qualifiche professionali più soddisfacenti e in grado di valorizzare al meglio la propria già maturata esperienza, deve avere a disposizione canali dedicati, capaci di mettere in atto strategie di matching efficace ed accurato fra i profili e le offerte di lavoro non solo in Italia ma anche in Europa. (experteer.it)
In ultima analisi, è utile sottolineare che il tipo di lavoro ci definisce e forma la nostra identità personale e sociale: è giusto allora costruire, mantenere ma anche sviluppare il concetto di sé attraverso di esso, anche quando la crisi del lavoro ci sembra l’unica realtà possibile.
