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IL BUSINESS E’ DONNA

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Francesco Maria de Feo, fondatore della Nazionale Italiana Marketing, intervista Luigi De Falco, fondatore e presidente di H2biz, il primo business hub italiano che fa rete per imprenditori, aziende, professionisti, istituzioni, manager e agenti che vogliono sviluppare relazioni di business e creare rapporti commerciali.

Sono stato sempre convinto che ogni buon rapporto di business sia assimilabile ad un gioco di seduzione, e quindi mi chiedo,  come non faccia ad essere donna, l’arte di intessere relazioni d’affari.

Ieri sera ne ho riavuto al riprova partecipando all’evento “ Donne di Business , organizzato da H2BIZ per il lancio dell’omonimo libro.

Il libro, curato da Elena Giffoni, consulente ufficio stampa H2biz, e pubblicato dalla Michele Di Salvo Editore, nasce dalla community online Donne di Business H2biz  dedicata alle professioniste dell’universo degli affari, un luogo di incontro virtuale con l’obiettivo di valorizzare l’imprenditorialità femminile e diffondere delle best practice.

Da Elena Giffoni e Daniela Russo,anime di questo progetto, mi faccio raccontare  cosa sia stato chiesto alle donne in carriera, facendo presente ad entrambe non solo la bellezza delle intervistate, ma anche la carica e l’energia che mi hanno trasmesso durante l’incontro avvenuto a Napoli.

Le interviste, domande e risposte dal tono informale, rivelano storie e sfumature tutte al femminile di imprenditrici, professioniste e manager dalle diverse sfaccettature che si raccontano elaborando un bilancio della propria vita lavorativa senza dimenticare il lato ironico e giocoso. Il libro diventa quindi un contenitore insolito e quasi fluido nel quale si percepisce il tratto femminile e un dialogo tra donne pronte a collaborare prontamente per dare vita al progetto.

La cosa mi entusiasma non poco, incontro amici e colleghi che conoscevo solo virtualmente su Facebook, la stessa Elena Giffoni, Maria Carmela Morra, Daniela e Susy Russo, Monica Giannattasio, Antonio Savarese, Antonio Monizzi, Michele Dell’edera, Giovanni Moccia, Leo Aruta e tanti altri ancora.

A Luigi De Falco, in un’intervista, chiedo da dove nasca questo progetto.

Sono felice di aver realizzato il progetto del libro Donne di Business, un’idea nata quasi per gioco insieme a Michele Di Salvo, imprenditore ed editore del volume. L’dea è diventata una scommessa e un grande progetto realizzato e curato in pochi mesi insieme a Elena Giffoni, partendo dalla community on-line. Abbiamo voluto dare voce a tutte quelle donne che considero straordinarie, che nella vita reale vivono la propria professione con passione e che desiderano raccontare liberamente e condividere le proprie esperienze.”

Una parte del ricavato della vendita verrà devoluto al progetto ”La Donna: stereotipi culturali che ne condizionano la libera espressione nella sessualità” promosso dall’Istituto Italiano per le Scienze Umane ONLUS. Il progetto ha l’intento di formare e informare gli studenti delle scuole medie e superiori su una corretta e sana percezione dell’universo femminile. Un programma preventivo che cerca di intervenire prima che alcuni stereotipi possano degenerare in violenza sulle donne, come la cronaca ci riporta quasi quotidianamente.

Protected: SIAMO IN GUNPANIA QUANDO IL MARKETING E’ POPOLARE – parte prima

di fdefeo - pubblicato in Uncategorized il 11.12.2010 - 12:16
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Nasce nella Capitale, Startup Valley

di fdefeo - pubblicato in Marketing, Relazioni Pubbliche il 11.12.2010 - 12:13

logoRoma, 6 dicembre 2010 – Nasce nella Capitale, Startup Valley,

(http://www.startupvalley.org/), un Virtual Incubator indipendente, senza scopo di lucro, che si pone l’obiettivo primario di contribuire alla creazione ed allo sviluppo di Business Communities, con l’intento di incubare iniziative che possano favorire l’aggregazione, il matching e la collaborazione di PMI, imprenditori, startup ed altre categorie produttive.

Francesco Maria de Feo intervista Carmelo Cutuli, Business Idea Maker dell’iniziativa.

Carmelo, come nasce l’idea e qauli sono le sue peculiarità?

L’iniziativa, che per le sue caratteristiche è unica nel suo genere non soltanto in Italia, si basa sull’esperienza di alcuni professionisti che operano da anni nel settore dell’innovazione, dell’internazionalizzazione e dello Startup d’Impresa, che hanno deciso di prestare volontariamente la loro opera al fine di promuovere strumenti innovativi nel panorama delle relazioni tra le categoriemproduttive.

Cosa c’è all’interno dell ‘idea, chi collabora con il progetto?

All’interno del Virtual Incubator, sono già incubati alcuni progetti, molto interessanti come lo IABF “Italy-America Business Friendship”, una Business Community destinata ad accelerare i rapporti commerciali tra Italia e USA, Assostartup, un’Associazione professionale di professionisti dello Startup d’Impresa e Startupper.it, una Blog Community per startupper, ormai notissima agli addetti del settore. Questi progetti, alcuni dei quali peraltro già avviati nella fase di Early Stage, verranno sviluppati da Startup Valley, beneficiando dell’apporto, in termini strutturali, dei partners e da alcuni soci sostenitori che, convinti della bontà e dell’indipendenza dell’iniziativa, sostengono l’incubazione di progetti altrimenti poco vantaggiosi da affrontare imprenditorialmente in quanto di natura sostanzialmente Non Profit.

A chi è destinata la Startup Valley? Quanto è utile per far crescere nuovi Business?

“Startup Valley è nata per incoraggiare quei progetti, nati con pochi mezzi e grande voglia di fare, mirati a sviluppare reti di relazioni, cluster informativi e connessioni in ambito economico-imprenditoriale e quindi animare scenari ‘statici’ come quelli dell’economia post-crisi.Oggi, purtroppo, assistiamo ad una contrazione assoluta sia della voglia di fare imprenditoriale e sia del tempo e delle risorse spese in progetti di promozione e di creazione di spazi innovativi di interconnessione imprenditoriale. Startup Valley, grazie al modello sostenibile del Virtual Incubator, è nata proprio per colmare questo gap e dare la possibilità a progetti con ampia ricaduta positiva ma con insufficiente remuneratività iniziale, in termini economici, la possibilità di nascere lo stesso”

Tra le realtà che hanno incoraggiato sin da subito l’iniziativa, si annoverano già realtà molto importanti nel settore, come l’IBAN, l’Associazione Italiana dei Business, Angels, la Zangani Investor Llc con base negli Stati Uniti, nel New Jersey, ed anche alcune associazioni tra cui Comunicare Digitale e Torino Valley. Nell’ambito delle sue attività istituzionali, Startup Valley, è aperta alla collaborazione sinergica con tutte quelle realtà che operano nei settori dell’innovazione, dell’internazionalizzazione e dello Start-up d’Impresa.

Per informazioni ed approfondimenti: http://www.startupvalley.org/

I Nativi Digitali, saranno davvero i protagonisti del loro futuro?

di fdefeo - pubblicato in Marketing il 11.12.2010 - 10:57

Nativi DigitaliMi interesso dei giovani e del loro rapporto con la comunicazione online  fin dal novembre del  2005, anno in cui creai con Charles Green, figlio tredicenne  dell’amministratore delegato della MTI Italia, il blog “Teen Teck Mania”. Lo scopo di tale blog era quello , non solo di coinvolgere in azienda genitori e figli in un progetto  comune,  ma anche quello di mostrare quanto fosse importante utilizzare il blog quale strumento di conversazione con tutti coloro che entrassero  in relazione con la nostra azienda. La cosa bella fu che furono i figli a stupire i genitori per il loro grado di conoscenza della rete e delle sue possibilità.

Descrivo qui in sintesi estrema quale fu lo spirito della nascita di TeenTeck Mania, o Malati di Tecnlogia:

Charles: «Ci stai dando una mano per questo blog parlandoci di consumi critici, Cluetrain manifest, marketing virale e tante altre cose, ma perché credi che sia importante per noi iniziare un confronto con il mondo della comunicazione online e della aziende ?»

Francesco: «Sapere come ragionano le aziende, capire quanto è importante comunicare con i giovani,  attuali/futuri “elettori nei consumi”, vi rende liberi nelle scelte di acquisto e vi pone nei loro confronti in maniera critica».

Charles è il perfetto  Millennials, generazione Y o nativo digitale.

Ma chi sono i Millennials? (riporto l’articolo di Pierfrancesco Loreto)

“I Millennials, dalla definizione che ne hanno dato Howe e Strass, comprendono le generazioni divenute maggiorenni nel XXI secolo. Hanno un interesse maggiore verso la politica, vivono in simbiosi con la tecnologia, vogliono mettersi in discussione e diventare autonomi. Sono stati loro i protagonisti dell’incontro organizzato dall’Università Cattolica in largo Gemelli, a Milano, a partire da una ricerca condotta da Alessandro Rosina e Paolo Balduzzi. «L’Italia investe poco sui giovani che sono stati penalizzati da molte scelte politiche», ha detto Rosina, docente di Demografia alla Cattolica di Milano. «Basti pensare all’enorme debito pubblico, all’iniquità del sistema pensionistico e al mercato del lavoro senza adeguati strumenti di protezione sociale», ha aggiunto. Le prime vittime di questa realtà sono stati gli attuali trentenni, che però non hanno reagito rifugiandosi nelle loro famiglie d’origine.

“ I Millennials invece sembrano avere un atteggiamento diverso. Alcune ricerche effettuate negli Usa li dipingono come più consapevoli, più partecipativi e meno individualisti, con maggior fiducia in se stessi e propensione al rischio rispetto agli attuali trentenni; con una composizione più multietnica rispetto alle precedenti generazioni; con maggiori competenze verso le nuove tecnologie rispetto ai loro genitori. In più il 90% degli americani compresi tra i 18 e i 27 anni pensa di poter dare un contributo importante per lo sviluppo del proprio paese. Un interesse crescente nei confronti della politica testimoniato anche dal peso che i giovani americani hanno avuto nelle ultime elezioni presidenziali. I voti dei giovani hanno inciso in misura rilevante sull’elezione di Barack Obama alla Casa Bianca. Ben il 66% degli under 30 statunitensi ha scelto il candidato democratico, a fronte del 53% dei popular votes che sono andati al neo presidente”.

“ Comparando i dati che emergono da diverse analisi realizzate da vari istituti (Istat, Eurostat, Iard, e altri), la tendenza sembra essere confermata anche per i giovani italiani. I Millennials di casa nostra sono più vivaci e propositivi rispetto alla generazione immediatamente precedente. Forse anche perché hanno potuto cogliere, attraverso gli occhi dei loro fratelli più grandi, i nuovi rischi e si sono preparati meglio a fronteggiarli. Ma la possibilità di far sentire la propria voce si scontra con due ostacoli rilevanti: vivono in un paese che dà poca fiducia e spazio all’iniziativa dei giovani e appartengono alla generazione nata in piena denatalità. A ogni modo, la generazione dei Millennials sembra discostarsi dalla generazione X che l’ha preceduta”.

“E proprio su questo tema si sono confrontati gli ospiti intervenuti al dibattito. Paolo Balduzzi, ricercatore dell’Istituto di Economia e Finanza dell’Università Cattolica di Milano, ha parlato «dell’abbattimento delle barriere in entrata per dare realmente ai nostri giovani la possibilità di emergere». Sul ruolo dei giovani di seconda generazione si è soffermata Sara Amzil, una studentessa 21enne nata in Marocco e trasferitasi in Italia a soli 2 anni. La Amzil ha raccontato i disagi con cui quotidianamente si deve confrontare. «Siamo di fatto italiani, pur avendo origini differenti – ha affermato Sara, componente dell’associazione giovani musulmani d’Italia – . Non abbiamo scelto l’immigrazione, siamo stati trapiantati e non abbiamo né la possibilità di votare né di partecipare a un concorso pubblico». Il rischio concreto, secondo la giovane italo-marocchina, è che siano «proprio i ragazzi a pagare la crisi attuale anche a causa della mancanza di politiche adeguate»”.

“ Il professor Maurizio Ambrosini, docente di Sociologia dei processi migratori e urbani dell’Università Statale di Milano, ha iniziato il suo intervento citando il deprecabile slogan rivolto qualche domenica fa allo Stadio Olimpico di Torino all’indirizzo del calciatore Mario Balotelli: «Non esistono negri italiani». Un incipit forte per ricordare che «noi italiani non siamo abituati a pensarci come una popolazione multietnica nella quale ci possano essere anche uomini e donne di colore o con fattezze orientali». Il sociologo ha poi sottolineato come «il fatto stesso che si parli di seconda generazione significa che percepiamo queste persone come diverse da noi» e ciò, senza ombra di dubbio, non costituisce un buon segnale per la nostra società.

Ma non tutti ne parlano bene ad esempio: “Massimo Livi Bacci, demografo dell’Università di Firenze, ha invece caratterizzato i giovani d’oggi con tre termini: pochi, lenti e tardi. Pochi perché sono nati in una fase in cui la fecondità è scesa ai minimi storici, lenti perché la transizione alla vita adulta è meno rapida di un tempo e tardi perché approdano sempre più in ritardo a funzioni di rilevanza sociale e politica. I giovani italiani, a detta del professor toscano, «hanno meno prerogative e contano meno di quanto non contassero 20-30 anni fa». Eppure sembrano emergere interessanti indizi di una rinnovata sensibilità e un rinnovato impegno sia rispetto al raggiungimento di obiettivi personali (uscita dalla casa dei genitori, formazione di una famiglia, nascita dei figli) sia rispetto alla realizzazione di obiettivi sociali e politici”.

La riflessione si apre davvero e noi, generazione di trentenni, ci dovremmo  davvero interrogare su quanto è stato fatto nel nostro paese per dare libera espressione e reali possibilità di crescita e sviluppo alle future generazioni nel nostro Paese.