Una bolla di sapone?
Credo che la teoria condivisa da Roldano sull’asimmetria informativa possa contribuire a capire meglio il fenomeno che stiamo vivendo. Il fenomeno del web 2.0,3.0 e chi più ne ha più ne metta…
Ho quasi l’impressione che quello che si sta “spacciando” per buono sia solo un modo di commentare i commenti già fatti.
Nessuna evoluzione di pensiero, nessuna applicabilità d’uso. Le PMI, ma non solo loro, osservano il fenomeno in maniera impassibile. Hanno già vissuto il famoso “crollo del web” del 2001 e non vogliono ricadere.
Mi sembra lecito da parte loro stare attenti ai facili entusiasmi. Ci vogliono persone credibili e “fatti” credibili. Non si può prendere l’esempio delle “500 Fiat” e dell’Alfa MIto per confermare che chi investe in social media vince sicuro.
Si tratta tutt’al più di rendere chiaro quale siano i vantaggi, a misura d’azienda, che un’impresa potrebbe trarre . A condizione però che a credere nel progetto siano in primo luogo i manager stessi, delegare un’agenzia per un pacchetto “social media chiavi in mano” NON risolleverà i loro fatturati.
Altro elemento importante, da rendere ben chiaro e leggibile e che investiere in social media significa avere una predisposizione al cambiamento del proprio modello di business. I social media integrano ciò che già viene fatto dall’azienda, NON sostituisce né soddisfa pienamente le azioni di marketing.
E’ un approccio complesso da saper gestire al meglio. Resta di fatto che SE usato al meglio e SE integrato ai processi di marketing già esistente può sicuramente dare un grosso vantaggio anche in termini di costi/benefici.
19.02.2010 alle 2:27 pm
Daniele, mi sembra che tu abbia centrato uno dei problemi su cui, di ritorno dal Forum Digitale, stavo riflettendo. Questione numero uno: parliamo di PMI, perchè sono loro l’interlocutore della maggior parte di noi professionisti.
Questione numero due: non credo abbia molto senso andare dalle PMI e spiegare che Alfa Mito ha fatto molto marketing social, perchè si tratta di due universi talmente differenti. Eppure, ero presente per esempio a Forum Digitale, le case histories portate sono state Alfa Mito e Azzorre (turismo), qualcosa che io pensavo di essermi lasciato alle spalle, di obsoleto.
Terzo: la delega all’esterno delle attività social. E’ un argomento su cui rifletto, insieme a colleghi (e consulenti) da tempo. Se prima, nella comunicazione tradizionale mossa da indicatori e leve ben chiare, era ovvio esternalizzare, ci si chiede se realmente un consulente esterno sia in grado di “respirare” l’atmosfera dell’azienda, e comunicarla, non in slogan, ma in dialogo continuo.
19.02.2010 alle 3:36 pm
Ciao Enrico, grazie per iltuo feedback…
Il forum digitale…eh già! Mi dispiace davvero dovere puntare il dito contro, ritengo che dare giudizi sia la cosa più sbagliata da fare, perchè ogni fenomeno o evento è un caso da analizzare e trarre spunto.
Il problema però è un altro, quello che ho paura, perchè mi “piace ascoltare” le aziende è che i messaggi veicolati da noi professionisti hanno difficoltà ad arrivare.
Pertanto è inutile continuare su una strada già battuta,il rischio è che si venga etichettati, coome già lo siamo in parte, come risolutori di niente!!
Ad un professionista di marketing preferiscono un “cantabile” perchè a senso, o ragione, dell’imprenditore almeno riesce a generare un profitto a breve termine tagliando qua e là dove possibile!
Siamo divisi da due universi paralleli, e sprecare occasioni di confronto solo per pavoneggiare le nostre conoscenze e le nostre superfighissime slides mi sembra un pò riduttivo e rischioso per il lungo termine. D’altronde credo che anche noi in primis dovremmo fare un piano marketing a noi stessi per saper valutare quali sono i nostri sviluppi, in termini di credibilità professionale.