La difficile arte di ascoltare
Sappiamo tutti che alla base della buona comunicazione c’è la capacità di ascoltare.
E siamo tutti convinti di esserne capaci.
Sicuri? Sicurissimi? Sempre? Anche quando andiamo di corsa? Anche quando stiamo leggendo una mail, rispondendo al telefono e ci arriva un sms?
E quando siamo concentrati sul nostro interlocutore, riusciamo a tenere ferma la mente e a non pensare a cosa gli risponderemo tra poco?
Ascoltare è molto diverso da “sentire.
E’ molto lontano anche da “rispondere”, lontanissimo da “replicare”.
L’opposto di “discutere”.
E allora vale la pena di fare un po’ di ordine, e di raccogliere qualche consiglio, una check list che ci serva a verificare quanto e quando stiamo veramente ascoltando.
Ascolto attivo significa:
sospendere i giudizi, non definire l’interlocutore o quello che dice. Dobbiamo solo seguire il suo pensiero, ascoltate per capire e non per giudicare;
osservare ed ascoltare, raccogliendo tutte le informazioni necessarie sulla situazione contingente;
mettersi nei panni dell’altro, cercare di assumere il punto di vista del proprio interlocutore e condividendo le sensazioni che manifesta;
verificare la comprensione, facendo domande, parafrasando, chiarendo, riassumendo ciò che abbiamo capito o gli aspetti concreti di ciò che l’interlocutore ci ha detto.
Marianella Sclavi ha scritto queste divertenti ”Sette Regole dell’Arte di Ascoltare”:
1. Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca.
2. Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista. Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi cambiare punto di vista.
3. Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva.
4. Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali se sai comprendere il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi.
5. Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti,perché incongruenti con le proprie certezze.
6. Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione interpersonale. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei conflitti.
7. Per divenire esperto nell’arte di ascoltare devi adottare un metodo umoristico. Ma quando hai imparato ad ascoltare, l’umorismo viene da sè.
E per finire una carrellata sulle cattive abitudini (e pessima educazione) per riconoscere a colpo d’occhio di quelli che non ascoltano:
- interrompono
- saltano alle conclusioni
- finiscono la frase al posto vostro
- cambiano argomento di frequente
- non fanno attenzione al linguaggio del corpo
- non rispondono a ciò che gli avete detto
- non fanno domande e non danno un feedback
- cercano di convincervi con la logica
- ridicolizzano
- interpretano
- consolano
- danno ordini
- mettono in guardia
- vi fanno la predica.
Naturalmente queste sono cattive abitudini degli altri, non nostre… vero?
24.03.2010 alle 9:35 am
Buon giorno,
Ho letto con piacere questo articolo e devo dire che mi ha colpito tanto.
Io purtroppo involontariamente mi sto accorgendo che non riesco a seguire bene il filo di discorso quando ho di fronte un interlocutore. E ammetto questo mio diffetto,
Pero’ non condivido il fatto che non essendo un buon ascoltatore vuol dire che hai una pessima educazione.
Comunque mi piacerebbe approfondirmi su questo argomento ed esercitarmi di piu’ per diventare un buon ascoltatore.
24.03.2010 alle 11:05 pm
Buongiorno a lei!
Mi fa piacere che abbia trovato interessante questo articolo.
Quanto alle sue considerazioni circa l’abilità di ascoltare è una questione tutt’altro che poco diffusa.
Tutti abbiamo dovuto riflettere e imparare ad ascoltare perché, nella più perfetta buona fede, spesso pensiamo di ascoltare e invece a mala pena sentiamo quello che gli altri ci dicono.
Se fosse facile e scontato non esisterebbe tanta letteratura sull’argomento, e non servirebbe uno sforzo consapevole per migliorare questa nostra abilità.
Quanto alla questione dell’educazione sono d’accordo con lei che non necessariamente chi non ha ancora imparato bene ad ascoltare sia per questo un maleducato.
E’ innegabile però che spesso viene percepito come tale, o per lo meno come una persona poco attenta all’interlocutore. Il rischio è quello di lasciare nell’altro la sensazione di non essere stato “visto” e tanto meno accolto, il che di sicuro non fa piacere a nessuno.
Questo genere di malinteso spesso ne scatena altri, con i risultati che tutti conosciamo.
Spesso saper ascoltare ha a che vedere con la nostra capacità di dimostrare in modo concreto l’attenzione che dedichiamo all’altro, il che senz’altro è un buon presupposto per creare relazioni equilibrate e soddisfacenti.
Grazie ancora per le sue considerazioni.