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Archivio del "March, 2010"

Fidarsi è bene, non fidarsi è peggio

di acarbone - pubblicato in Fiducia il 24.03.2010 - 23:10
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Sul numero di Focus di marzo ho trovato un interessante articolo che parla di fiducia.
Strano, non mi aspettavo di trovarlo lì.
Eppure c’era e, leggendolo, ho capito perché.
La questione della fiducia è vecchia quanto il mondo, eppure oggi nel nostro mondo civilissimo e progreditissimo, sembrava un po’ fuori moda. Roba da [...]

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Per brevità chiamato Twitter…

di enrico ratto - pubblicato in Uncategorized il 19.03.2010 - 20:57
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Non vorrei aggiungere un contributo personale all’eterna discussione twitter vs facebook: chi tra i due è meglio, perchè lo usi, chi vince. Mi concedo non più di trenta righe, per non rischiare, dopo di chè il testo sarà troncato, non ci saranno “tiny url” a risolvermi il problema…
Innanzitutto, non ci sono spiegazioni utilitaristiche o alta [...]

Chi ci insegna a trovare i soci giusti?

di enrico ratto - pubblicato in imprese il 19.03.2010 - 10:08
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Questa mattina ragionavo ad alta voce, in auto (da solo), sulla quantità di email che arrivano ogni giorno su corsi di formazione, coaching, strategie elevatissime di management. In realtà, da qualche tempo, ricevo anche molto materiale sulle start up. Forse perchè, nel tempo, ho disattivato (mi sono reso irreperibile) per qualunque notizie sui suddetti temi, [...]

Unconventional e-volving

di aronzoni - pubblicato in formazione non convenzionale il 15.03.2010 - 12:35
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Il settore della formazione è sottoposto a una forte pressione perché riesca a rispondere in maniera significativa alla situazione di crisi attuale. Già negli ultimi anni ci sono stati cambiamenti radicali, grazie a massicce “iniezioni” di novità provenienti prevalentemente dal fronte tecnologico. Si son presi in prestito gli stimoli visivi del grande schermo, il divertimento [...]

Employer branding. Il dilemma delle job fair

di eamendola - pubblicato in Employer Branding il 14.03.2010 - 11:08
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Ho avuto modo di scrivere sull’utilità delle job fair nelle strategie di employer branding evidenziando una prassi comportamentale da parte delle aziende spesso non molto oculata ed improduttiva. Per chi volesse leggere il mio articolo pubblicato su JOBTalk può clicccare QUI.
Vorrei in questo post ritornare sull’argomento ma questa volta elencando 5 motivi per cui un’azienda [...]

Employer branding. Le Top 10 secondo i Job Seekers Italiani – Indagine EBPS 2009

di eamendola - pubblicato in Employer Branding il 14.03.2010 - 9:22
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Quali sono le aziende nelle quali si preferisce andare a lavorare? Dall’indagine EBPS abbiamo estrapolato solo le Top 10 indicate dall’intero campione indagato (13.320 job seekers) ma abbiamo voluto confrontarle anche con le Top 10 preferite dai tre segmenti sopra descritti per valutarne le differenze.
 
Nel grafico 1 nelle prime 10 posizioni si conferma la presenza [...]

Web reality…

di dvinci - pubblicato in comunicazione il 13.03.2010 - 19:59
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The figure represents the curve of diffusion of web practice . In particular I want to focus on the means of cross between innovation and content of mass… “Opportunity”

I named that group of instruments that create opportunities for people who use them.

Un piccolo alfabeto della comunicazione d’impresa

di Stefano Principato - pubblicato in comunicazione di impresa il 10.03.2010 - 18:08
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Nato da una esercitazione in aula, ecco alcune parole chiave della comunicazione d’impresa in ordine alfabetico:
Ascolto (prima, durante, dopo: ovvero sempre)
Budget (senza risorse, non solo economiche, non si può fare molto)
Condivisione (come metodologia per crescere e migliorare)
Dialogo (il vero valore aggiunto della comunicazione)
Educazione (imparare reciprocamente)
Fiducia (dare fiducia per ottenere fiducia)
Gestione (flessibile, agile, snella)
Humour (mai prendersi [...]

CENARE AL BUIO PER RISCOPRIRE LA FIDUCIA

di Federica Fornelli - pubblicato in Uncategorized il 08.03.2010 - 18:47
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Spesso negli automatismi del quotidiano, ci dimentichiamo dell’importanza della fiducia.
Qualche sera fa ho vissuto con alcuni amici (e questo era rassicurante) e molti sconosciuti una cena particolare: completamente al buio. Il buio dei non vedenti.
E’ un’esperienza unica e mi sento di dire non traumatica; eravamo circa 60 ospiti e nessuno si è sentito male.
Ho pensato [...]

Il ruolo dei gatekeepers…

di dvinci - pubblicato in Marketing, comunicazione, pmi il 06.03.2010 - 11:51
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A Siena si sta sviluppando una corrente innovativa circa l’utilità degli strumenti di relazione tipo web social ( o web 2.0 per chi non può fare a mano di questo termine ).

Rappresentando lo sviluppo dell’innovazione attraverso la curva di Rogers, si individua il ruolo dei gatekeepers come coloro i quali che “aprono le porte” all’innovazione definendo “la forma” più adatta affinchè l’innovazione possa avere un suo possibile sviluppo.

Parlo di forma adatta perchè l’innovazione non arriva mai alla sua diffusione massima assumendo la sua forma originaria. Parte come se fosse un quadrato e si ritroverà ad essere diffusa come un cerchio. Ciò non nega la sua essenza primaria ma per essere compresa e “adottata” dalla maggioranza avrà bisogno di assumere uno “standard”.

In questo processo di trasformazione relativa, individuo il ruolo principale dei gatekeepers come i professionisti della comunicazione e del marketing.

I social media, attraverso l’uso smisurato di piattaforme tipo Facebook hanno assunto una “forma” ( per ricolegarmi al discorso) che non è proprio quella migliore per l’interpreatazione dell’idea iniziale.

L’idea iniziale dei social media è quella di facilitare i processi di relazione e dare la possibilità di continuità del rapporto superando le barriere spazio temporali, e’ questa la straordinaria innovazione di questi strumenti, NON la possibilità di conoscere ignoti per invitarli a cena! O scrivere cavolate attraverso uno strumento dalle potenzialità enormi.

Infine, per farla breve, mi chiedo:

Non è che i social tools hanno avuto il loro successo grazie alla “cattiva” interpretazione del loro uso o utilità?

Se molti di quelli che usano i social tolls( tipo facebook, twitter, i blogs …) sapessero concretamente di aver un potenziale di visibilità enorme avrebbero comunque avuto accesso in massa o ci sarebbe stato un pizzico di risentimento nello sviscerare a chiunque dettagli personali?

Quanta responsabilità hanno i gatekeepers nella diffusione errata di questa tendenza?

Sarà un’ennesima bolla di sapone creata ad arte dai big-gatekeepers, quelli più influenti, per generare interesse senza avere controllo sull’efficacia?